domenica 4 febbraio 2018

Che Guevara - Tu y todos



La figura del Che mi ha sempre affascinato.
Certo, dalle sue immagini, per i suoi occhi magnetici, per il suo sorriso aperto e per quella profondità d'espressione che poche persone hanno.
Ma, soprattutto, per la sua storia, per la sua integrità morale, per l'aver sempre mostrato la coerenza nella difesa delle frange più povere dell'umanità.
Coerenza che lo ha contraddistinto fino alla fine, fino all'ultima  (mi vien da dire inutile, ma non lo farò per non disonorare la sua memoria) lotta.
Il senso di ingiustizia nasce da piccoli, si sviluppa da adolescenti, matura da giovani e si incancrenisce da adulti.
Si incancrenisce, perché, spesso, non si riesce a far corrispondere ad esso un'azione reale e continuativa contro l'ingiustizia che ci si vede attorno e perché la nostra stessa debolezza ci fa essere continuamente incoerenti e in lotta con noi stessi.
Tanta più ammirazione, allora, per quest'uomo che ha davvero fatto della coerenza di ideali il faro della sua non-vita, che è risultata più vita di milioni delle nostre, chiusi nelle nostre case o fuori a sostenere mille piccole meschine battaglie per la vittoria del nostro ego.
Certo, la lotta armata è una scelta estrema, che non potrò mai condividere a livello personale, però gli ideali, gli ideali puri e splendenti, quelli non posso non ammirarli e non avere rispetto per chi ha cercato, fino alla fine, di tradurli in realtà.
Ho pianto a Cuba davanti alla sua tomba, a quella stellina di luce proiettata nel buio, davanti al suo giubbotto e al suo basco, travolta dall'emozione di trovarmi di fronte ai cimeli di un mito.
Mi sono emozionata oggi, molto, alla mostra "Che Guevara - Tu y todos" che ripercorre la sua vita e il suo operato da diversi punti di vista. Una mostra possente, a tratti "pesante", piena delle contraddizioni di un mondo diviso in due blocchi e della purezza delle idee di questo omone argentino.
Sono contenta che la città di Milano gli abbia dedicato questa mostra, ne abbia omaggiato la memoria, la vita, la lotta.
E sono fiera di averci portato mio figlio, se non altro per dimostrargli che l'ingiustizia va combattuta, anche a costo di soffrire dentro e fuori, perché l'essere vigliacchi e il girar la testa dall'altra parte porta solo al disprezzo di noi stessi.
E dunque...Hasta siempre, comandante!


Risultati immagini per che guevara tu y todos


Il link della mostra è questo.


venerdì 2 febbraio 2018

Piangere sugli anni versati

Finalmente, dopo tanto peregrinare di messaggi e ricerche, sono riuscita di nuovo a passare una serata con un'amica.
E le serate con le amiche, quelle vere, sono taumaturgiche.
Sono quelle volte in cui ti trovi a parlare, in ordine sparso:
- di un amore potente di cui non parlavi da anni e di cui mostri foto e ti viene detto "Ahppperò!";
- di cosa hai fatto il giorno del tuo matrimonio di cui mostri foto e ti viene detto che avevi una faccia da brava ragazza che hai fatto molto bene a toglierti;
- di quanto eri magra 22 anni fa e ti viene detto che quella faccia smunta e scavata non ti stava un cazzo bene e che stai molto meglio adesso con quella decina di chili in più;
- di quanto uno possa essere diverso da una foto ad un'altra e che uno può sembrare anche figo in una foto, ma nell'altra fa improvvisamente ridere e non ce n'è proprio;
- di "come ci siamo ridotte" con sguardo di rammarico verso i figli e di desolazione di fronte alla tisana e alle torte al cioccolato (ben 2!) che avete davanti, che, in quel momento, sembrano pallide imitazioni delle cazzate fatte "nel tempo che fu";
- del fatto che - in futuro - per avere un figo sudamericano (colombiano, per la precisione), lo sceglierete come badante da un catalogo;
- del fatto che il medioevo non è mai finito, se la gente si sente in dovere di farti battute idiote appena accenni ai cazzi tuoi;
- delle deficienze presunte ed effettive nei confronti dei figli e di se stesse;
...e via discorrendo.

Però, improvvisamente, in questa sequela di cose apparentemente piene di rimpianti, senti che, in fondo, a 46 anni, non stai mica piangendo così tanto sugli anni versati, ma anzi, che sei viva, più viva che a 26 o a 36, perché più cosciente di tutto: del tempo che passa, dei figli che crescono, delle parole che pesano, dei silenzi che pesano ancora di più, delle immagini che restano su carta o nel cuore, dei sapori, degli odori, dei colori, delle canzoni, dei libri, delle poesie, delle serate da quindicenni (perché sono le più belle), di quello che puoi tenere stretto, di quello che puoi lasciare andare, di quello che devi lasciar andare, del tuo mondo, di ciò che devi conservare con cura e di ciò che devi cambiare, del cervello che deve prendere aria e stimoli, della pace che si raggiunge solo non invecchiando mai nell'anima.

Non ti senti vecchia-depressa-frustrata.
Ti senti solo serena e sorridente.
E ironica, oooooh, se ti senti ironica.
E, da sempre, l'ironia ti salva la vita.

A te, a noi, cara Amica Lara, con l'augurio che non ci restino  [che pochi] rimpianti.




Faber, perdonami se ultimamente ti tiro sempre in ballo.

"...e poi e la gente sa
e la gente lo sa 
che sai suonare
suonare ti tocca
per tutta la vita..."

(e pure persino di più da morto...)



domenica 28 gennaio 2018

Per quanto voi vi crediate assolti...


Ok, ho fatto amicizia con un uomo. E allora?
Mi ascolta, ride con me, ride di me, mi critica, non me ne fa passare una, mi vuole bene, mi consola, discute con me di libri, film, idee.
Ho altri amici maschi che fanno (o dovrei dire "facevano"?) da sempre la stessa cosa.
Certo, se fosse una donna, nessuno avrebbe niente da dire, forse tutti si chiederebbero perché parlo spesso di quella nuova amica e del perché la vado a cercare, non darebbero per scontata la risposta.
Forse prima di insinuare, far battute, congetturare, si chiederebbero cosa magari potrebbero aver mancato nei miei confronti.
E anche se le vostre insinuazioni fossero vere, a questo punto, visto il deserto che mi avete - in pratica - fatto attorno, sarebbero comunque solo tutti fatti miei. E, visto che ultimamente siete stati tutti bravissimi a farvi i fatti vostri, avete la mia benedizione: continuate pure su quella strada.

Chi viene lasciato solo coi suoi pensieri, magari cerca solo un cervello con cui condividerli.
"E se credete ora
che tutto sia come prima 
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti."


E chiedo perdono a Faber 
di aver fatto virare una delle sue canzoni politiche per eccellenza 
in una canzone personale, ma mi serve in questo momento. 
So che mi scuserà.



192minutidiemozioni

Qualche sera fa sono stata al cinema a vedere il film sulla vita di Fabrizio De Andrè.
Premetto che partivo molto prevenuta, per l'amore che, da sempre, porto nel cuore per le canzoni di Faber e per la sua figura.
E invece ho trovato ad accogliermi un lungometraggio (davvero lungo: 192 minuti!) pieno di...tutto.
Ho avuto per tutto il tempo il cuore in gola e lo stomaco sottosopra.
La fotografia è notevole, Marinelli (che interpreta Faber) davvero bravo e la colonna sonora, come prevedibile, devastante a livello emotivo.
Il mio cervello e il mio cuore hanno gioito come sempre davanti all'arte umana, quand'essa tocca le mie corde più profonde.




"Passa il tempo sopra il tempo 
ma non devi aver paura
 sembra correre come il vento 
però il tempo non ha premura..."




sabato 27 gennaio 2018

Pochi splendidi versi


"Persa per molto, persa per poco
 presa sul serio, presa per gioco
 non c'è stato molto da dire o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera,
 spettinata da tutti i venti della sera.

 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia
 signora libertà, signorina anarchia,
 così preziosa come il vino,
 così gratis come la tristezza,
 con la tua nuvola di dubbi e di bellezza."


Questa mattina mi sento così.
Ed è un gran bel sentirsi, senza dubbio.




Grazie a ILF, 
per essere un grossopuffobrontolone 
intransigente e - a tratti - insopportabile.
E grazie a Faber, 
naturalmente, 
perchè l'immortalità dei suoi versi 
è sempre devastazione buona dell'anima.


martedì 23 gennaio 2018

A che pro?

Per l'appunto.
Riflettiamoci...


venerdì 19 gennaio 2018

Il cosapenseràpenseràquellapersonaadesso

Io che mi dico: "Sono tranquilla, le cosa vanno come devono andare."
E sono tranquilla e serena davvero.
Per parecchie ore.
Poi, però, si insinua il dubbio.
Perché gestire una cosa (quasi) nuova è più complicato di quello che immagini.
"Ci sono nuvole in certe camere
 e meno ombrelli di quel che pensi".
Non è che sia complicato in sé, lo è nella mia testa.
Nella mia testa c'è sempre il cosafaccioadesso, il cosadicoadesso e, soprattutto, il cosapenseràquellapersonaadesso.
Il cosapenseràquellapersona adesso mi frega, sempre e comunque.

Ho 46 anni e dovrei sapere, ormai, che, nel senso comune:
- qualche volta bisogna infischiarsene di cosapenseràquellapersonaadesso;
- si sopravvive benissimo anche senza sapere cosapenseràquellapersonaadesso;
- si può agire a prescindere da cosapenseràquellapersonaadesso;

Questo, però, vale per la gente in generale.
Per me, soprattutto se a quella persona ci tengo, vale:
- preoccuparsi di aver perso una parte di stima nel cosapenseràquellapersonaadesso;
- viceversa, preoccuparsi che il cosapenseràquellapersonaadesso porti ad avere aspettative troppo alte nei miei confronti, io che rivendico la mia cercata immaturità in certi momenti;
- preoccuparsi di aver rispetto della persona che ho davanti e che il cosapenseràquellapersonaadesso in qualche modo la faccia stare male, soffrire, rimanere delusa;
- conseguentemente agire e camminare sulle uova andando per pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni in base a quello che io credo sia il cosapenseràquellapersonaadesso.

Però in 46 anni di vita una cosa l'ho imparata.
Quando mi assale il loop del cosapenseràquellapersonaadesso posso fare una cosa, che ancora mi costa molto cara sia mentre penso di farla che mentre la faccio, ma che è l'unica cosa sensata e utile da fare: chiedere a quella persona che cosa pensa DAVVERO adesso.
E ho imparato anche che prima trovo e metto in ordine le parole per chiederlo e prima lo faccio, meglio sto.
Perché, qualunque sia la risposta che otterrò (maggior disistima, maggior stima, possibile mancanza di rispetto o conferma di percezione di rispetto da parte dell'altra persona) mi porterà a sapere come agire più avanti senza pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni inutili e angoscianti.

Oggi ho preso in mano il telefono e ho fatto questa cosa per me stessa: ho chiarito ad una persona che cosa penso io e ho saputo checosapensaadesso.

Ora sto bene: ho rimesso in ordine cose, azioni, parole e sorrisi. Soprattutto i sorrisi.


giovedì 18 gennaio 2018

Prescrizione per una notte insonne

Dolce deflagrazione [semi-] silenziosa a rilascio lento.


Piccola filosofia del buonumore

"La digestione è collegata ai sentimenti"
e un milione di fragorose risate sotto un quadrato di stelle perfette, meteore inventate ed aerei improvvisi.

domenica 14 gennaio 2018

Discorso eretico sulla (mia) stupidità.

Ricevo in privato e volentieri (del tutto narcisisticamente) rendo pubblico:

NonnaBenassi:
“  'Ci vuole scienza, ci vuol costanza
ad invecchiare senza maturità...' *
Io ce le metto tutte, sia la scienza, sia la costanza, ad invecchiare senza maturità.
Forse, per questo, a volte passo per stupida.
Scusa, in questo momento sono caustica."

ILF: 
"La stupidità credo sia mancanza di senno, di intelligenza, di saggezza nel fare le cose senza considerarne le conseguenze.
Le persone come te se passano per stupide lo fanno con coscienza, con atto voluto. 
Le persone come te non sono stupide, fanno credere di esserlo e si burlano dell'arroganza di giudizio altrui. 
Infatti ce le metti tutte per goderti una sana immaturità, o almeno così mi pare. 
È una cosa bella!"

[*ancora una volta grazie a Francesco Guccini
E, naturalmente, grazie a ILF]

Segnali di vecchiaia imminente

#1 Mio figlio fuori il sabato sera per un cinema e un hamburger con gli amici. Io a casa a guardare un film per bambini con sua sorella.

#2 Vado in biblioteca. Due volontari di poco più di vent'anni guardano il titolo dell'ultimo libro di Recami, che ho preso in prestito, per registrarlo. Leggono:"L'errore di Plàtini", letto come si fosse "plàtino". Percepisco in pieno il gap generazionale: non hanno idea di chi sia Michel Platini.

#3 Un amico mi scrive a mezzanotte: "Sono ad un concerto punk. Ma di punk non c'è né attitudine, né suono. Ed io sono vecchio". Ha 7 anni meno di me.



Stamattina mi sono svegliata con 10 capelli bianchi in più.


venerdì 12 gennaio 2018

Non di sola pancia vive la donna

Non di sola pancia vive la donna.
Vive di sorrisi, di baci e di abbracci dei figli, se ne ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci del compagno, se lo ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci dell'amante, se lo ha.

Vive di idee, di chiacchiere, di racconti.
Vive di notti passate a pensare.
Vive di storie lette e poi immaginate.
Vive di telefonate con gli amici e di messaggi e di rimproveri e di complimenti e di risate e di pacche sulle spalle.
Vive del suo lavoro, se le piace, e degli scambi coi colleghi.
Vive di ricordi e foto e oggetti da tenere in un canto.
Vive di scritti, di ironia, di parole pesate, di metafore, di analogie sul filo del sì e del no.
Vive di paesaggi, di viaggi, di cieli e di mari, di cammini e di corse.
Vive di note, melodie, canzoni, rime e poesie.

Vive "di pancia" e "di cuore" e "di sesso".
Ma vive anche, e soprattutto, di mente.
E se la mente non è viva, il resto è, nel migliore dei casi, vissuto e non vivo e, nel peggiore dei casi, morto.

[All'amico eNdRiU, che mi vuole talmente tanto bene e ha sempre tanto timore per il mio destino che, qualche volta, non capisce che io cerco il nuovo nelle persone, il nuovo nel cervello, non per forza nella pancia. Caro Amico, ricordati che cercavo il nuovo anche quando ho fatto amicizia con te. Amicizia. E basta. Anche io ti voglio tanto bene. Persempretua, CyraNonna]


domenica 7 gennaio 2018

Molla, lascia andare

E' successo che a fine agosto la mia spalla destra abbia cominciato ad esprimersi con fitte lancinanti.
E' successo che io abbia visto un'osteopata, dopo abbia fatto un'ecografia, in seguito abbia fatto tecarterapia e fisioterapia ed infine abbia fatto una radiografia e una risonanza.
E' successo che io sia in attesa di essere chiamata dall'ospedale, perché ho un  bel buco in un tendine e debba essere operata, con conseguente immobilità per tre settimane, "importante" fisioterapia per i mesi successivi ed impossibilità di andare a lavorare.

Ok, fatto salvo che la fase "incazzata come una iena" sia abbastanza superata (anche grazie a quanto dirò dopo), il punto non è l'operazione e neanche la fisioterapia che dovrò fare.
Il punto è che, in tutto questo, ho conosciuto una persona che reputo molto intelligente, ironica, dissacrante, lungimirante e profonda e che questo incontro abbia migliorato la mia vita. 
No, non è un accidenti di discorso new age il mio, ma puro dato di fatto, molto pratico, che ora vado a spiegare.
Una piccola premessa: ormai va di moda, negli strafighi blog di mamme, chiamare il pediatra "peddy" e il ginecologo "gine", beh, allora il mio uomo speciale fatemelo chiamare "fisio", che fa senz'altro meno trendy e più birreria, ma va benissimo così, conoscendo, ormai un po', il tipo.
Ho fatto con lui alcune sedute di tercaterapia e molte più sedute di fisioterapia, prima di scoprire che il destino del mio tendine fosse segnato.
Ho fatto con lui lunghe chiacchierate di 45 minuti.
Ho fatto con lui grasse risate, tanto da dover abbassare il tono per non impressionare chi aspettava fuori.
Ho fatto con lui pessime e ottime battute.
Ho fatto con lui sorrisi, urla di dolore e detto imprecazioni (neanche troppo a bassa voce).
E tutto questo - urla di dolore a parte - è stato proprio simpatico.

Però, cosa fondamentale, con lui ho imparato.
Ho imparato a stare zitta, ascoltare ed eseguire o anche solo ascoltare e basta; e questo, come sa bene chi mi conosce, per me è molto, molto, molto difficile.
Ho imparato ad ascoltarmi, ad ascoltare il mio corpo ed era tanto che non lo facevo, troppo, troppo tempo.
Ho imparato a prendermi cura di me ed anche questa era una cosa che che - mi dicevo - non avevo da tanto il tempo di fare.
Ho imparato a rilassarmi, a prendermi degli spazi, dei tempi, dei respiri e mandare affanculo mentalmente la casa, le pulizie, il lavoro, il telefono, le mail e, diciamocelo, pure un pochino il marito e un briciolo i figli.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare. Ho semplicemente preso in parola quello che il fisio mi continuava a ripetere, mobilizzando la mia spalla disastrata.
Dopo poche volte che mi conosceva, infatti, mi ha detto: "Sei una donna con i pantaloni. Adesso basta, MOLLA, molla un po'. Lascia andare."
E così, piano piano, ho iniziato a ripetermelo: molla, lascia andare, non cercare di controllare sempre tutto, non guardare l'orologio ogni due minuti e non pensare di riuscire a fare sempre tutto e a farlo secondo i tuoi canoni di perfezione.
E così ho riportato questo in tanti aspetti della mia vita, a cominciare dal fatto che una sera ho preso mio marito a brutto muso e gli ho sparato in faccia tutto ciò che serviva sparare, per aver i miei spazi  e tempi per mollare, per lasciare andare; sono spazi e tempi che lo coinvolgono direttamente e che, quindi, dovevo per forza rivendicare come miei.
Ho continuato lasciando andare diverse cose, piccole, ma quotidiane e insistenti, fuori e dentro la mia testa.
Ho cominciato a dormire meglio, a sorridere di più, a essere più serena e tranquilla.
Mi sono persino permessa di iniziare a scrivere, via whatsapp, battute al mio fisio e un giorno gli ho proposto di prenderci un caffè; ovviamente, la prima persona che ho chiamato quando ho saputo dell'operazione non sono stati i miei amici "storici", ma è stato lui, perché avrebbe capito la mia rabbia e la mia frustrazione - in quel momento - meglio di tanti altri.
Insomma, non oso dire che ora siamo amici, ma penso che siamo sulla buona strada.

Adesso arrivo a pensare che l'operazione che farò, che non è nulla di grave, solo un inevitabile fastidio, l'immobilità e la terapia che ne seguiranno, forse non sono altro che un ulteriore modo per mollare, per lasciare andare.
Mollare il lavoro,vedere film, leggere libri accumulati sul comodino, fare passeggiate, telefonare a persone che ho voglia di sentire, guardare fuori dalla finestra, aspettare i miei figli quando tornano da scuola, stare sul divano col mio gatto.
Incredibile per me ammettere che - forse - il lavoro non mi mancherà così tanto.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare.
Non a fregarmene, quello mai, non è fregandosene che si vive fino in fondo.
Ma lasciar andare quando si deve, quello sì, quello fa vivere più intensamente.
Mi ci è voluto il mio Fisio speciale a farmelo capire e un sacco di tempo della mia vita.
Tanto tempo.
Troppo tempo.

Ma ho imparato.
Molla, lascia andare.
Lascio andare.
E sorrido.


sabato 23 dicembre 2017

Il lavoretto di Natale.

A metà novembre (a voler essere ottimisti) o, addirittura, agli inizi di novembre (grazie ai colleghi più previdenti, purtroppo) inizia l'odissea del lavoretto di Natale.
Dopo secoli di scuola, si possono distinguere ormai alcune fasi tipiche.

La ricerca
Tutti i colleghi di arteedimmagine cominciano a cercare un'idea, che però, quell'anno, sia davvero risolutiva, una roba, insomma, che faccia restare a bocca aperta genitori, nonni, parentame vario e faccia dire a tutti "Ooooh, ma che bravo che sei stato e che brava la tua maestra a fartelo fare".
Dopo una settimana di ricerche su libri,su riviste, in rete e di confronti nel corridoio a suon di "Questo è già visto, questo è troppo difficile, questo è banale, per questo non abbiamo i materiali", si passa ad una nuova ricerca: quella del lavoretto che...almeno sia carino.
Altro giro di confronti e di considerazioni.
E, dopo un'altra settimana ancora, si giunge alla rassegnazione del "Facciamo questo: facile, poca fatica, poco costo e insomma, anche se è un po' una cosa già vista, mica moriranno, no?".
Il livello è quello del "ma in fondo chissenefotte", ma, ormai presi dallo spirito natalizio, nessuna maestra lo ammetterebbe mai; almeno davanti ad un nutrito gruppo di colleghi...perchè, poi, nei sussurri in corridoio, beh, quella è tutta un'altra storia.

La realizzazione
Quando poi si è deciso di realizzare un certo "lavoretto" ecco che, puntualmente, succedono alcune catastrofi del tutto reiterate negli anni e, dunque, prevedibili, ma per le quali, incredibilmente, ogni anno ci si trova impreparati, peggio della protezione Civile dopo un'esondazione annunciata da settimane di piogge battenti.
- Il materiale non si trova più: era lì fino al giorno prima e sembra improvvisamente sparito! Dov'è finita la tempera verde? E il glitter oro? E i fiocchetti rossi? E via a comprare nella cartoleria più vicina o dai cinesi (benedetti cinesi!) cominciando a sperperare, a fondo perduto, una parte della tredicesima che si deve ancora riscuotere. La domanda su quale lavoratore è così coglione da spendere parte del suo stipendio per materiali del suo lavoro che poi finiranno - criticati - in casa d'altri eviterò di farla, ovviamente per non avere la risposta scontata che ne segue.
- Quel - poco - di materiale che dovevano portare i bambini non arriva. Ho provato ad attendere due settimane - dico due - per avere in classe l'anima di un rotolo di carta igienica, chiedendomi, invano, se in quelle case nessuno cagasse mai. Poi l'ho portata io da casa mia, tanto per la rabbia mi era venuta la colite e quindi...
- I bambini cominciano ad assentarsi proprio nel giorno in cui tu devi realizzare il lavoretto. E si assentano a macchia di leopardo. Così dopo due settimane ne hai tre che devono iniziare, due che sono a metà lavoro e cinque a cui mancano gli ultimi particolari. E hai l'agenda piena di post it per ricordarti "Incollare palline Gigino", "Glitter su Emmina" e così via.
- Durante l'intervallo, sebbene tu abbia fatto una barriera tipo bunker della prima guerra mondiale intorno ai lavoretti, qualcuno, regolarmente, ci  precipita sopra. E allora rimonta il tutto a Micheluzzo, re-incolla a Bettina, consola Annina che frigna disperata e intanto tu spari l'intero repertorio di parolacce mentali che conosci.

L'impacchettamento
Quando finalmente tutti i lavoretti sono in fila in fondo all'aula, corredati del loro bel bigliettino, che arrivi quasi a pensare che siano belli, ecco che ti arriva l'ultima mazzata: devi impacchettarli.
Se hai alunni di quarta o di quinta, allora più o meno ti aiutano e te la cavi. Ma, fino a che sei in terza, sono tutti cazzi tuoi.
Vai a cercare tra il materiale, ricordando benissimo che avevi carta cellophane, carta velina, sacchetti e/o buste di tutte le dimensioni e misure e fiocchi e nastri.
Ma...ma la carta, il sacchetto e i nastri che avevi (parolacce) sono assolutamente fuori dallo standard che ti serve per quell'anno.
E allora riparte il giro cartoleria-cinesi, con la cartolaia che ti guarda arrivare abbacchiata e angosciata da dietro la porta a vetri, mentre tu invece la vedi già sorridere e sfregarsi le mani. L'istinto è quello di girare i tacchi e mandarla affanculo. Ma è la tua unica speranza (insieme ai cinesi, che ormai conoscono anche come si chiama il tuo gatto) e quindi fai buon viso a cattivo gioco e lasci nel suo negozio metà della quota di stipendio che avresti dovuto destinare alla cena di Natale coi colleghi.
Dopo di che, impacchetti. Passi ore del tuo tempo libero a impacchettare e mettere fiocchi e, giunta alla nausea assoluta, finalmente finisci e, arrivata casa, ti bevi un grappino per merenda, anche se i superalcolici, di solito, sono l'ultima cosa che tocchi nella tua dispensa.

La consegna
E qua i non addetti ai lavor(ett)i penseranno: oh, finalmente si può stare tranquilli.
Eh, no!
Perché qui parte l'ultima - temutissima - tragedia.
Tanto per dire... io accendo la pistola a colla , ri-preparo carta e pinzatrice almeno 15 minuti prima di consegnare il lavoretto in mano al piccolo esercito di Unni. Ci sarà un perchè, no?
Eh, sì, perché, sebbene tu dia loro in mano il lavoretto, uno per uno, in ordine alfabetico, quando ormai sono vestiti e con la cartella a spalle - e non fa niente che l'ultimo dell'elenco abbia una temperatura interna al giubbotto pari quella di Sharm a mezzogiorno in luglio! Cazzi suoi! - ecco che un colpo di cartella, uno sgambetto, un gesticolare avventato, buttano a terra/spezzano/rovinano un lavoretto.
E allora di corsa a spacchettare, riattaccare, rimpacchettare e asciugare lacrime.
Coi genitori fuori che si lamentano perché esci 3 minuti in ritardo e loro devono correre a comprare gli ultimi regali (il fanculo mentale, in questi casi, è talmente forte che temo mi si legga in fronte).

La garanzia cancello
A quel punto, i bambini, tutti in fila ordinata e precisa (perché terrorizzati dalla tua faccia a seguito di quanto è appena successo), escono dalla scuola.
E tu tiri finalmente un sospiro di sollievo, perché tanto, per i lavoretti di Natale, almeno nella tua incattivita mente, dai la "garanzia cancello": una volta fuori, se cade improvvisamente un pezzo, fondamentalmente te ne fotti, non sono più cazzi tuoi!

L'epilogo
Rientri in aula. Sospiri. Prendi le tue cose, ti vesti, fai per uscire.
Ti cade l'occhio in fondo all'aula.
Eccolo lì. Un lavoretto abbandonato a se stesso.
Il bambino che è partito il giorno prima per le vacanze...quello che ora è in Marocco/Romania/Egitto/Tunisia (ecc.) a mangiare squisitezze e godersi sole e/o parenti ieri ti ha lasciato lì il lavoretto, mica lo ha preso, il piccolo stordito, anche se glielo hai detto tremila volte.
Tranquilla, appena finiranno le vacanze, qualcuno sarà pronto a farti notare che - anche questo - è colpa tua!


venerdì 3 novembre 2017

Buoni propositi

Mi prometto di non pensarci più.
Mi prometto di lasciar perdere.
Mi prometto di controllare il telefono meno spesso.
Mi prometto di controllare le mail meno spesso.
Mi prometto di non mandare messaggi.
Mi prometto di non mandare mail.
Mi prometto di non aspettare che succeda qualcosa.
Mi prometto di non stare nelle nuvole dietro a sogni vani.
Mi prometto di essere più presente a me e al mondo.
Mi prometto di crescere.

...che sarebbe anche ora.


martedì 24 ottobre 2017

Taci, il nemico ci ascolta

In qualche modo, sicuramente qualcosa finisce.
Ma sembra avere l'aria di qualcosa che comincia.
O, comunque, è da ridiscutere. 
Non lo so.
Staremo a vedere.

Dietro l'eco di spazi siderali
onde d'amore, onde di vento
vivono fuori e dentro me.
Ora ne trovo tracce nei miei giorni
nei movimenti quotidiani
ogni giornata basta a sé.
Taci segreti del cuore, 
movimenti del sole
ciò che non vuole morire
e non muore.
Trasforma in urli le ore
il desiderio che apre
luci di vita anteriore...


(sempre immensi Radiodervish e sempre grande Battiston).


lunedì 9 ottobre 2017

Canzoni e persone.

E' inevitabile per me: associo canzoni a persone o persone a canzoni.
Canzoni intere o soltanto frammenti, brani, frasi, rime.
E allora, via, a fare un elenco in assoluto ordine sparso delle mie persone-canzoni.

Mio marito è "Vedi cara" di Guccini, perché ognuno di noi due, negli anni, ha avuto, ha e - penso - avrà momenti in cui "fugge" e/o cresce senza l'altro e di cui poi, all'altro, cerca di spiegare qualcosa e o di rendere conto, in un qualche modo, non sempre riuscendoci. 
E mio marito è anche "Strade" dei Subsonica, perché tutte le volte che scappo, poi mi accorgo che 
"Forse
sta a pochi metri da me
quello che cerco
e vorrei trovare
la forza di fermarmi
perché sto già scappando
mentre non riesco 
a stringere più a fondo
e ora che sto correndo,
vorrei che fossi con me,
che fossi qui.
Sento, a pochi metri da me
quello che c'era 
e vorrei trovare
la forza di voltarmi..."

Mio figlio è "Sogna ragazzo sogna" di Vecchioni, indubbiamente e indiscutibilmente, per ogni frase della canzone, ma soprattutto perché sa già che gli
"diranno parole rosse come il sangue
 nere come la notte,
 ma non è vero, ragazzo, 
 che la ragione sta sempre con il più forte"
 e che sua madre non finirà mai di ripetergli
"lasciali dire che al mondo
 quelli come te perderanno sempre, 
 perchè hai già vinto, lo giuro,
 non ti possono fare più niente".

Mia figlia è Culodritto. Tutta, dal primo verso all'ultimo. Da lì non si scappa. L'ho capito appena ha potuto muoversi da sola per casa. Punto.

Il mio amico eNdRiU sarebbe tante, tante canzoni, ma qualche tempo fa, su tutte, ha prevalso "I cerchi degli alberi" dei Subsonica. Perché siamo cresciuti assieme quando eravamo anagraficamente già grandi, ci siamo reciprocamente contati gli anni e io potrei  tranquillamente dirgli che:
"Hai creato un silenzio
 che non scorderò
 l'hai portato con te
 c'è la pace che vorrei
 chiusa in fondo agli occhi tuoi,
 due fondali che non hanno età"
 e anche che
 "Siamo nuove origini
 fra le vecchie ingenuità
 dimmi che non moriremo mai"
Ma, soprattutto, entrambi sappiamo che
"Tutto gira in fretta intorno a noi
che respiriamo liberi
aria e lacrimogeni
stretti contro il tempo che verrà", 
perché ci siamo stretti da sempre e per sempre e perché abbiamo sempre e troveremo sempre aria da respirare in libertà, anche in mezzo a lacrime e lacrimogeni di ogni sorta, tipo, forma e qualità che la vita ci metterà davanti.

La mia amica ZiaPallina è "Nuvole Rapide" dei Subsonica, perchè...perchè è così e basta.
Anche lei sarebbe tante, tante canzoni diverse.
E' "Gli aironi neri" dei Nomadi, perchè "io e te amica mia/con le mani nelle tasche/ camminiamo sulla strada"; è "Il giorno di dolore che uno ha" di Ligabue, è "Senza patria" e "Utopia" dei Nomadi e ancora un milione di altre.
Ma "Nuvole rapide" l'abbiamo ballata di gusto al termine di un periodo un po' particolare della mia vita e allora, beh, lei è "Nuvole rapide" e basta. 


La mia amica Lara non lo so bene cos'è, però so che mi verrebbe sempre da dirle:
"Cara amica, il tempo prende, il tempo dà
 corriamo sempre in una direzione, 
 dove sia,che senso abbia, chi lo sa.
 Restano i sogni senza tempo, le illusioni di un momento
 le luci, nel buio, di case intraviste da un treno,
 siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
 e il cuore di simboli pieno."
 E mi sembra di avere detto tutto.

"Curre curre guagliò" dei 99 Posse è l'estate che mi cambiò la vita, l'estate che mi portò a capire che, come si dice, le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto. L'estate che mi fece capire che la libertà che avevo dentro doveva uscire, in modo spaccone e prepotente, ironico e pungente, con una modalità di simpatica trasgressione che non faceva male né a me né ad altri, ma che spingeva a vivere la vita fuori dalla mia serietà e dal mio rigore e a ritrovare la bambina che raccontava barzellette ai compagni mentre non c'era la maestra o la ragazzina che faceva scherzi ai prof delle superiori.

"Diluvio" dei Subsonica è indubbiamente il ragazzo contro cui mi infransi in quella estate, a cui rubai la verginità senza nemmeno sapere di stare facendo una roba del genere. Non gli chiedo di perdonarmi: doveva parlare prima!!!

"20 de Abril" dei Celtas Cortos è, ma proprio senza dubbio alcuno, quel musicista che la suonava, che sa benissimo che tutto è cambiato, anche se la sua presenza nella mia vita è stato un TIR lanciato in corsa senza freni che ha travolto anche il guard rail.
Ora, invece potrei dirgli, in tutta calma, parafrasando la canzone,
"y tu sigue con tus canciones
 y yo siguo con mi suenos...",
anche perché, ormai da anni, posso dire, a proposito di lui, che:
"in fondo, sono tranquillo
 come un autobus in panne:
 sono scesi tutti i passeggeri
 ed anche le domande..." (Bandabardò "Povera Consuelo").

"Senza titolo" dei Mercanti di liquore è due miei ex-colleghi amici.
Ne abbiamo passate tante insieme, io e il mio Casertano sciupafemmine e, più avanti, io e la mia brianzola Sparamerdasullemerde, ma proprio tante.
Però non abbiamo mai rinunciato a inciampare, perchè "succede a chi cammina e guarda il cielo", il cielo di una professione bellissima e ingrata.

"La funzione" dei Subsonica è quel rugbysta a cui piaceva tanto farsi ascoltare e che ha ispirato, anche se non da solo, il post  "Agli uomini piace essere ascoltati".

Il mio Amico C. è "Canzone quarta" di Pippo Pollina, perché l'abbiamo amata tutti e due da subito, perché è in siciliano, lingua della terra dove è nato, terra che gli scorre nelle vene al posto del sangue; poi perchè siamo tutti e due innamorati dell'amore e sappiamo quanto vale dedicare il tempo a qualcuno. Quanto vale e quanto costa. Alla nostra età, poi, il tempo di "annacarsi" è passato e non dobbiamo sprecare neanche un minuto.

Le frasi
"Semini sabbia e diamanti camminando
 liberi le mie prigioni al tuo comando" di "Più di tutto" di Samuel
sono l'affascinante personaggio di mezza età il cui modo di camminare - lento, ma deciso - e il cui modo di porsi mi pare siano proprio questo: un misto di qualcosa di estremamente prezioso e brillante e altrettanto insidioso, sfuggente e mutevole. Inutile dire, visto il secondo verso della canzone, che il signore mi fa battere il cuore ogni tanto, anche se poi lì mi fermo. La canzone andrebbe avanti, ma è indubbiamente meglio che si fermi qui...o almeno credo!

E sempre in tema di cuore che batte fuori luogo, "El unicornio azul" di Silvio Rodriguez è il secondo grande amore della mia vita, l'amore mai concretizzato, quello per cui avrei abbandonato tutto; ma ho avuto, per fortuna, il buon senso di non farlo. 

La mia amica Linda è "Lazzaro" dei Subsonica, perché ho cantato e saltato con lei in una piazza questa canzone durante un concerto e poi ho mangiato anche un grosso sushi con lei e sono andata all'Expo ad assaporare il mondo con lei e poi la vedo ridere e scrivere e l'ho vista innamorarsi e incazzarsi.
E considerato che, se qualcosa fosse andato storto, poco tempo prima di tutto ciò avrebbe dovuto morire, beh...che altro aggiungere?

La mia amica Flory è "Tu che conosci il cielo" di Ligabue. Lei è brava a parlare con Dio e può farlo anche per me, che non ci credo. C'è da dire che Dio l'ha presa per il culo non male in tante occasioni e in tanti anni della sua vita. Ma lei lo perdona sempre. Come faccia non so. Però ci crede e tanto e non c'è dubbio che una tale forza di volontà nell'aver fede sia da ammirare.

La mia amica Nena è "Livido Amniotico" dei Subsonica. La vita l'ha colpita basso e duro e suo marito, se possibile, ancora peggio. La vita ha cercato di farle morire il corpo, suo marito ha cercato di farle morire l'anima. E io la ammiro in silenzio e spero solo che regga.

"Quando" dei Subsonica è - mio malgrado - legata ad una vecchia amica. Per anni ho pensato a lei ascoltando questa canzone e ho sperato che, finalmente, imparasse a risplendere.
Invece, quando sembrava avesse imparato a non fuggire più e avesse trovato se stessa, ha cominciato a dare sempre più spazio ai suoi fantasmi, è fuggita davvero e ha preso con sé la parte più bella della vita del mio amico eNdRiU. 

"Mai paura" dei Mercanti di Liquore è il mio amico Angelino. Un uomo buono, troppo buono, intelligente, a cui è impossibile non voler bene, un bene profondo, per tutto l'amore che lui ti dà gratuitamente. E' lui perchè lui mi ha fatto conoscere i Mercanti, quasi 20 anni fa ormai. E' lui perchè vorrei che ne facesse bandiera della sua anima, invece di lasciarsi vivere come spesso ha fatto e continua a fare.


AGGIORNAMENTO DEL MAGGIO 2018
Il mio amico Signor Ciottolo è "Se ti tagliassero a pezzetti" di De Andrè. 
Perché più volte mi ha fatto sentire così. Esattamente così. 
"Persa per molto
 persa per poco
 presa sul serio
 presa per gioco,
 non c'è stato molto da dire
 o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera
 spettinata da tutti i venti
 della sera.
 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia,
 signora libertà, signorina fantasia,
 così preziosa come il vino, 
 così gratis come la tristezza..."
Così, durante il mio quotidiano, anche se solitamente non sono presa in trappola in un tailleur, ma in uno dei miei vari ruoli, quando mi tocca e mi toccherà camminare "fianco a fianco al mio assassino", cioè a fianco di cose che mi uccidono l'anima, beh, penso e potrò sempre pensare che qualcuno, in un periodo della mia vita, mi ha fatto il regalo di farmi sentire come in quella canzone e mi ha detto parole molto, molto, molto simili a: "Dammi quello che vuoi, io quel che posso".


E io?
Io sono quella che guarda e legge e scrive e guarda e ammira e commenta le vite degli altri.
Io mi ritrovo in "Vite" di Guccini, tantissimo. 
Sembra che sia stata scritta per me.

Ma, se mi chiedono che canzone SONO io, allora posso solo rispondere che io sono un mix tra "Quella che non sei" e "Viva" di Ligabue.
Oscillo pericolosamente (per me e per gli altri) tra il mio lato oscuro, quello dove fa freddo e in cui "nessuno è entrato mai" e il mio lato luminoso e caldo, in cui "non ti puoi spegnere, non hai mai avuto tempo, devi troppo vivere".
Spero che prevalga sempre il secondo lato. Per me e per tutti quelli che mi stanno accanto.
Se, però, prevalesse il primo in qualche periodo, beh, spero che mi scuseranno, poi passerà.

In fondo, la vita non è altro che una canzone. 


Proprio io.

Un Amico ha letto tutti i post di questo blog in pochi giorni.
Gli avevo chiesto di dirmi quale post gli fosse piaciuto di più, una volta terminato di leggerli.
Mi ha risposto così:

"Post indiscutibilmente più bello quello del 2 ottobre. C'è dentro un mondo: quello di chi sa trasformare i piccoli gesti in  grandi riserve d'affetto e talvolta d'amore. Direi che sei proprio tu."

Riflessione che taglia in due l'anima.
La mia.
Sì, sono proprio io. Che vivo di piccoli gesti.
Nel bene e, purtroppo, anche nel male.

Grazie all'Amico C.

(Il post a cui l'Amico C. si riferisce è questo.)

venerdì 6 ottobre 2017

E il resto conta niente.

Quando senti di avere qualcosa in comune con una persona.
Quando, a pelle, senti che potresti parlarci per ore.
Quando, d'istinto, sai che certe cose vi farebbero ridere o sorridere o commuovere o arrabbiare insieme.
Quando sei curioso di sapere cosa invece vi differenzia.
Quando sei curioso di sapere e basta.

E' un'alchimia che non succede spesso, soprattutto a quest'età, un'età "in cui tutto sembra meno importante"...
...ma poi la canzone continua e fa "Ma tu mi piaci troppo, il resto conta niente".

Ecco, devo sforzarmi di far contare il resto.
Non sempre è facile e non sempre voglio.

lunedì 2 ottobre 2017

Poche piccole parole.

Sorrido a causa di poche piccole parole.
Sorrido davanti a poche piccole parole.
Sorrido a chi, con poche piccole parole, 
mi fa capire che valgo qualcosa.
Sorrido perché, per me, 
quella persona vale qualcosa; 
quindi quelle piccole parole, 
per me, sono un suo sorriso.