Visualizzazione post con etichetta dignità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dignità. Mostra tutti i post

sabato 24 marzo 2018

Molla, lascia andare #2

Molla, lascia andare.
Eh, a riuscirci...
Razionalmente e nella pratica ci siamo. 
Nell'intenzione, nel cuore e nell'animo invece no.
Proprio, proprio no.


venerdì 19 gennaio 2018

Il cosapenseràpenseràquellapersonaadesso

Io che mi dico: "Sono tranquilla, le cosa vanno come devono andare."
E sono tranquilla e serena davvero.
Per parecchie ore.
Poi, però, si insinua il dubbio.
Perché gestire una cosa (quasi) nuova è più complicato di quello che immagini.
"Ci sono nuvole in certe camere
 e meno ombrelli di quel che pensi".
Non è che sia complicato in sé, lo è nella mia testa.
Nella mia testa c'è sempre il cosafaccioadesso, il cosadicoadesso e, soprattutto, il cosapenseràquellapersonaadesso.
Il cosapenseràquellapersona adesso mi frega, sempre e comunque.

Ho 46 anni e dovrei sapere, ormai, che, nel senso comune:
- qualche volta bisogna infischiarsene di cosapenseràquellapersonaadesso;
- si sopravvive benissimo anche senza sapere cosapenseràquellapersonaadesso;
- si può agire a prescindere da cosapenseràquellapersonaadesso;

Questo, però, vale per la gente in generale.
Per me, soprattutto se a quella persona ci tengo, vale:
- preoccuparsi di aver perso una parte di stima nel cosapenseràquellapersonaadesso;
- viceversa, preoccuparsi che il cosapenseràquellapersonaadesso porti ad avere aspettative troppo alte nei miei confronti, io che rivendico la mia cercata immaturità in certi momenti;
- preoccuparsi di aver rispetto della persona che ho davanti e che il cosapenseràquellapersonaadesso in qualche modo la faccia stare male, soffrire, rimanere delusa;
- conseguentemente agire e camminare sulle uova andando per pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni in base a quello che io credo sia il cosapenseràquellapersonaadesso.

Però in 46 anni di vita una cosa l'ho imparata.
Quando mi assale il loop del cosapenseràquellapersonaadesso posso fare una cosa, che ancora mi costa molto cara sia mentre penso di farla che mentre la faccio, ma che è l'unica cosa sensata e utile da fare: chiedere a quella persona che cosa pensa DAVVERO adesso.
E ho imparato anche che prima trovo e metto in ordine le parole per chiederlo e prima lo faccio, meglio sto.
Perché, qualunque sia la risposta che otterrò (maggior disistima, maggior stima, possibile mancanza di rispetto o conferma di percezione di rispetto da parte dell'altra persona) mi porterà a sapere come agire più avanti senza pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni inutili e angoscianti.

Oggi ho preso in mano il telefono e ho fatto questa cosa per me stessa: ho chiarito ad una persona che cosa penso io e ho saputo checosapensaadesso.

Ora sto bene: ho rimesso in ordine cose, azioni, parole e sorrisi. Soprattutto i sorrisi.


martedì 4 luglio 2017

"Ti guardo che mi guardi / non so se salutarti / o fare finta che non sia già tardi..."

Stimato Signore,
Le do del Lei, perché tra noi così abbiamo sempre fatto, per dovere, per convenzione e perché, col senno del poi, questa giusta distanza è indubbiamente la cosa migliore.
Per un po' ci siamo ritrovati a "condividere pensieri, opinioni, scritti, canzoni" e, inutile negarlo, ci trovavamo bene nel farlo.
Poi io mi sono accorta che, probabilmente, avevo travalicato un confine invisibile e che rischiavo di diventare fastidiosa e inopportuna. 
Così Le ho chiesto scusa di questa mia invadenza, scusa per le mie sciocchezze "d'amore o di morte che fossero" (... non ce l'ho fatta a non citar Guccini anche quella volta, e di ciò chiedo venia).
La Sua risposta mi ha quantomeno lasciata basita.
Non pensavo che Lei mi avrebbe mai scritto una cosa del genere, anzi, mi sembrava di essere io quella che era partita in corsa a scambiare mail e messaggi.
Però quello che mi ha lasciata ancora più esterrefatta è stata la Sua fuga.
E sì, caro Signore, la Sua fuga.
Quando ci siamo incrociati con gli sguardi, in mezzo a tutta quella gente, Lei è fuggito.
Andiamo, non mi venga a dire che è stato un caso, che non era voluto.
Lei si è girato a guardare se io ero ancora dietro ai vetri, mi ha visto avvicinarmi all'uscita ed è scappato veloce sotto la pioggia battente, via, correndo.
Una volta salito in auto, ha persino girato ancora la testa per vedere dove ero io, anziché guardare avanti, come era naturale fare.
Doveva stare tranquillo.
Al massimo sarei venuta a stringerLe la mano e augurarLe buone vacanze, come ho fatto con tante persone presenti in quel luogo. 
Nulla più. 
Non L'avrei rincorsa, non L'avrei disturbata, non L'avrei turbata oltre.
Quello che mi chiedo adesso è: da chi o da cosa Lei scappava?
Da me? Dalla situazione? Da se stesso?
In fondo non mi serve saperlo, anzi, direi proprio che è meglio, per l'economia delle cose, che io proprio non lo sappia.
Va bene così.
Facciamo finta di niente e, quando le circostanze ci costringeranno a parlarci, sforziamoci di essere gli adulti che ci rifiutiamo di essere (cosa che, in fondo, lo sappiamo bene entrambi, ci fa sentire vivi), almeno per quel quarto d'ora, quella mezz'ora, quell'ora che ci viene richiesta.
Poi ognuno potrà tirare fuori dalle tasche i suoi eventuali turbamenti, guardarli, rifletterci, sezionarli, affezionarcisi, buttarli o rimetterli via, ma con la coscienza di aver fatto del suo meglio per evitare di farsi e fare troppo male.




mercoledì 13 gennaio 2010

Dai, basta.

Caro amico,
adesso basta.
Devi smetterla di inseguire le comete.
Sono passate, hanno lasciato la loro scia luccicante, ma poi sono svanite.
E' inutile.
Dai, ricordati che hai ancora un briciolo di dignità.
Poca, sì, lo so: l'hai sparsa quasi tutta in giro qualche luglio fa, ma un po' ti è rimasta.
Andiamo, non vedi che insegui il nulla? O, meglio, chi non si interessa a te se non in modo oltremodo marginale?
Basta rompere, dai.
Altrimenti si arriva a quei brutti silenzi, come quello di oggi, in cui, per la prima volta, non si sapeva cosa dire. Certo: la persona che avevi cercato mica si aspettava che la cercassi, e, per giunta, che la cercassi di nuovo e ancora, per cui non sapeva che dire.
Ora basta, è tempo di recuperare la poca dignità rimasta e metterla davanti a tutto.
Fa male?
Chissenefrega!
Fa peggio sopportare nuovi silenzi e sapere che, come cagnolini fedeli, si aspetta una carezza con aria supplichevole da un padrone che da ore, da giorni, da anni, ha tanto tanto tanto di meglio da fare. La carezza arriva una tantum, ma non basta di certo. Allora perchè cercarla, se chi ce la fa ce la concede come grazia divina scesa dal cielo?

Basta, amico cuore, dai retta alla tua compagna ragione, e chiudi le stanze del tuo casino almeno fino alla prossima estate, dove le riaprirai, per fare entrare del benefico sole nuovo.