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lunedì 12 febbraio 2018

Apnea

"Ci sono dei periodi della vita destinati a restare indimenticabili. Quel preciso anno, quei mesi in particolare, quei luoghi esatti: sai già che te li porterai dietro per sempre e lo sai mentre li stai attraversando, tanto che guardi al presente con un occhio particolarmente tenero, in qualche modo simile all'occhio della memoria." [...]
"- Sai - mi diceva - è così importante capire la felicità. Sembra facile, ma non lo è. Perché è semplice. E le cose semplici sono le più difficili da afferrare. Io ci sono arrivata solo adesso, ci ho messo quasi quarant'anni - ".
[da "Correva l'anno del nostro amore" di Caterina Bonvicini]


Ma anche...


"Lo stagno pronto a specchiarmi
 è un abisso per me
 che ricambia il mio sguardo
 che mi parla di te.

 Non vedo più nessun male che mi possa ferire
 almeno per stanotte non c'è nessun dolore".
[Subsonica, "Stagno"]


Anzi, per intero fa così:













venerdì 19 gennaio 2018

Il cosapenseràpenseràquellapersonaadesso

Io che mi dico: "Sono tranquilla, le cosa vanno come devono andare."
E sono tranquilla e serena davvero.
Per parecchie ore.
Poi, però, si insinua il dubbio.
Perché gestire una cosa (quasi) nuova è più complicato di quello che immagini.
"Ci sono nuvole in certe camere
 e meno ombrelli di quel che pensi".
Non è che sia complicato in sé, lo è nella mia testa.
Nella mia testa c'è sempre il cosafaccioadesso, il cosadicoadesso e, soprattutto, il cosapenseràquellapersonaadesso.
Il cosapenseràquellapersona adesso mi frega, sempre e comunque.

Ho 46 anni e dovrei sapere, ormai, che, nel senso comune:
- qualche volta bisogna infischiarsene di cosapenseràquellapersonaadesso;
- si sopravvive benissimo anche senza sapere cosapenseràquellapersonaadesso;
- si può agire a prescindere da cosapenseràquellapersonaadesso;

Questo, però, vale per la gente in generale.
Per me, soprattutto se a quella persona ci tengo, vale:
- preoccuparsi di aver perso una parte di stima nel cosapenseràquellapersonaadesso;
- viceversa, preoccuparsi che il cosapenseràquellapersonaadesso porti ad avere aspettative troppo alte nei miei confronti, io che rivendico la mia cercata immaturità in certi momenti;
- preoccuparsi di aver rispetto della persona che ho davanti e che il cosapenseràquellapersonaadesso in qualche modo la faccia stare male, soffrire, rimanere delusa;
- conseguentemente agire e camminare sulle uova andando per pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni in base a quello che io credo sia il cosapenseràquellapersonaadesso.

Però in 46 anni di vita una cosa l'ho imparata.
Quando mi assale il loop del cosapenseràquellapersonaadesso posso fare una cosa, che ancora mi costa molto cara sia mentre penso di farla che mentre la faccio, ma che è l'unica cosa sensata e utile da fare: chiedere a quella persona che cosa pensa DAVVERO adesso.
E ho imparato anche che prima trovo e metto in ordine le parole per chiederlo e prima lo faccio, meglio sto.
Perché, qualunque sia la risposta che otterrò (maggior disistima, maggior stima, possibile mancanza di rispetto o conferma di percezione di rispetto da parte dell'altra persona) mi porterà a sapere come agire più avanti senza pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni inutili e angoscianti.

Oggi ho preso in mano il telefono e ho fatto questa cosa per me stessa: ho chiarito ad una persona che cosa penso io e ho saputo checosapensaadesso.

Ora sto bene: ho rimesso in ordine cose, azioni, parole e sorrisi. Soprattutto i sorrisi.


venerdì 3 novembre 2017

Buoni propositi

Mi prometto di non pensarci più.
Mi prometto di lasciar perdere.
Mi prometto di controllare il telefono meno spesso.
Mi prometto di controllare le mail meno spesso.
Mi prometto di non mandare messaggi.
Mi prometto di non mandare mail.
Mi prometto di non aspettare che succeda qualcosa.
Mi prometto di non stare nelle nuvole dietro a sogni vani.
Mi prometto di essere più presente a me e al mondo.
Mi prometto di crescere.

...che sarebbe anche ora.


mercoledì 1 giugno 2011

Come stai?

Se stasera mi chiedessero: "Come stai?" la risposta a caldo potrebbe essere:"Come un'imbecille, grazie".
E' che a volte il mio senso della lealtà mi impedisce di essere stronza.
Ed essere stronza servirebbe a vivere meglio, come fanno in tanti, con l'aggiunta di un briciolo in più di considerazione di me stessa, di amor proprio e di stupida, stupidissima felicità.