Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post

giovedì 22 febbraio 2018

Prescrizione per una notte insonne #2

Frugarsi vicendevolmente nell'anima può creare pericoli insidiosi e, nel contempo, avvicinare meravigliosamente le persone.

In ogni caso, genera intima fatica e ha un costo alto.
La fatica e il costo li ho affrontati entrambi con un forza che - forse - non credevo più di poter raccogliere.

E ora sono più in pace.



domenica 14 gennaio 2018

Discorso eretico sulla (mia) stupidità.

Ricevo in privato e volentieri (del tutto narcisisticamente) rendo pubblico:

NonnaBenassi:
“  'Ci vuole scienza, ci vuol costanza
ad invecchiare senza maturità...' *
Io ce le metto tutte, sia la scienza, sia la costanza, ad invecchiare senza maturità.
Forse, per questo, a volte passo per stupida.
Scusa, in questo momento sono caustica."

ILF: 
"La stupidità credo sia mancanza di senno, di intelligenza, di saggezza nel fare le cose senza considerarne le conseguenze.
Le persone come te se passano per stupide lo fanno con coscienza, con atto voluto. 
Le persone come te non sono stupide, fanno credere di esserlo e si burlano dell'arroganza di giudizio altrui. 
Infatti ce le metti tutte per goderti una sana immaturità, o almeno così mi pare. 
È una cosa bella!"

[*ancora una volta grazie a Francesco Guccini
E, naturalmente, grazie a ILF]

Segnali di vecchiaia imminente

#1 Mio figlio fuori il sabato sera per un cinema e un hamburger con gli amici. Io a casa a guardare un film per bambini con sua sorella.

#2 Vado in biblioteca. Due volontari di poco più di vent'anni guardano il titolo dell'ultimo libro di Recami, che ho preso in prestito, per registrarlo. Leggono:"L'errore di Plàtini", letto come si fosse "plàtino". Percepisco in pieno il gap generazionale: non hanno idea di chi sia Michel Platini.

#3 Un amico mi scrive a mezzanotte: "Sono ad un concerto punk. Ma di punk non c'è né attitudine, né suono. Ed io sono vecchio". Ha 7 anni meno di me.



Stamattina mi sono svegliata con 10 capelli bianchi in più.


domenica 7 gennaio 2018

Molla, lascia andare

E' successo che a fine agosto la mia spalla destra abbia cominciato ad esprimersi con fitte lancinanti.
E' successo che io abbia visto un'osteopata, dopo abbia fatto un'ecografia, in seguito abbia fatto tecarterapia e fisioterapia ed infine abbia fatto una radiografia e una risonanza.
E' successo che io sia in attesa di essere chiamata dall'ospedale, perché ho un  bel buco in un tendine e debba essere operata, con conseguente immobilità per tre settimane, "importante" fisioterapia per i mesi successivi ed impossibilità di andare a lavorare.

Ok, fatto salvo che la fase "incazzata come una iena" sia abbastanza superata (anche grazie a quanto dirò dopo), il punto non è l'operazione e neanche la fisioterapia che dovrò fare.
Il punto è che, in tutto questo, ho conosciuto una persona che reputo molto intelligente, ironica, dissacrante, lungimirante e profonda e che questo incontro abbia migliorato la mia vita. 
No, non è un accidenti di discorso new age il mio, ma puro dato di fatto, molto pratico, che ora vado a spiegare.
Una piccola premessa: ormai va di moda, negli strafighi blog di mamme, chiamare il pediatra "peddy" e il ginecologo "gine", beh, allora il mio uomo speciale fatemelo chiamare "fisio", che fa senz'altro meno trendy e più birreria, ma va benissimo così, conoscendo, ormai un po', il tipo.
Ho fatto con lui alcune sedute di tercaterapia e molte più sedute di fisioterapia, prima di scoprire che il destino del mio tendine fosse segnato.
Ho fatto con lui lunghe chiacchierate di 45 minuti.
Ho fatto con lui grasse risate, tanto da dover abbassare il tono per non impressionare chi aspettava fuori.
Ho fatto con lui pessime e ottime battute.
Ho fatto con lui sorrisi, urla di dolore e detto imprecazioni (neanche troppo a bassa voce).
E tutto questo - urla di dolore a parte - è stato proprio simpatico.

Però, cosa fondamentale, con lui ho imparato.
Ho imparato a stare zitta, ascoltare ed eseguire o anche solo ascoltare e basta; e questo, come sa bene chi mi conosce, per me è molto, molto, molto difficile.
Ho imparato ad ascoltarmi, ad ascoltare il mio corpo ed era tanto che non lo facevo, troppo, troppo tempo.
Ho imparato a prendermi cura di me ed anche questa era una cosa che che - mi dicevo - non avevo da tanto il tempo di fare.
Ho imparato a rilassarmi, a prendermi degli spazi, dei tempi, dei respiri e mandare affanculo mentalmente la casa, le pulizie, il lavoro, il telefono, le mail e, diciamocelo, pure un pochino il marito e un briciolo i figli.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare. Ho semplicemente preso in parola quello che il fisio mi continuava a ripetere, mobilizzando la mia spalla disastrata.
Dopo poche volte che mi conosceva, infatti, mi ha detto: "Sei una donna con i pantaloni. Adesso basta, MOLLA, molla un po'. Lascia andare."
E così, piano piano, ho iniziato a ripetermelo: molla, lascia andare, non cercare di controllare sempre tutto, non guardare l'orologio ogni due minuti e non pensare di riuscire a fare sempre tutto e a farlo secondo i tuoi canoni di perfezione.
E così ho riportato questo in tanti aspetti della mia vita, a cominciare dal fatto che una sera ho preso mio marito a brutto muso e gli ho sparato in faccia tutto ciò che serviva sparare, per aver i miei spazi  e tempi per mollare, per lasciare andare; sono spazi e tempi che lo coinvolgono direttamente e che, quindi, dovevo per forza rivendicare come miei.
Ho continuato lasciando andare diverse cose, piccole, ma quotidiane e insistenti, fuori e dentro la mia testa.
Ho cominciato a dormire meglio, a sorridere di più, a essere più serena e tranquilla.
Mi sono persino permessa di iniziare a scrivere, via whatsapp, battute al mio fisio e un giorno gli ho proposto di prenderci un caffè; ovviamente, la prima persona che ho chiamato quando ho saputo dell'operazione non sono stati i miei amici "storici", ma è stato lui, perché avrebbe capito la mia rabbia e la mia frustrazione - in quel momento - meglio di tanti altri.
Insomma, non oso dire che ora siamo amici, ma penso che siamo sulla buona strada.

Adesso arrivo a pensare che l'operazione che farò, che non è nulla di grave, solo un inevitabile fastidio, l'immobilità e la terapia che ne seguiranno, forse non sono altro che un ulteriore modo per mollare, per lasciare andare.
Mollare il lavoro,vedere film, leggere libri accumulati sul comodino, fare passeggiate, telefonare a persone che ho voglia di sentire, guardare fuori dalla finestra, aspettare i miei figli quando tornano da scuola, stare sul divano col mio gatto.
Incredibile per me ammettere che - forse - il lavoro non mi mancherà così tanto.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare.
Non a fregarmene, quello mai, non è fregandosene che si vive fino in fondo.
Ma lasciar andare quando si deve, quello sì, quello fa vivere più intensamente.
Mi ci è voluto il mio Fisio speciale a farmelo capire e un sacco di tempo della mia vita.
Tanto tempo.
Troppo tempo.

Ma ho imparato.
Molla, lascia andare.
Lascio andare.
E sorrido.


venerdì 3 novembre 2017

Buoni propositi

Mi prometto di non pensarci più.
Mi prometto di lasciar perdere.
Mi prometto di controllare il telefono meno spesso.
Mi prometto di controllare le mail meno spesso.
Mi prometto di non mandare messaggi.
Mi prometto di non mandare mail.
Mi prometto di non aspettare che succeda qualcosa.
Mi prometto di non stare nelle nuvole dietro a sogni vani.
Mi prometto di essere più presente a me e al mondo.
Mi prometto di crescere.

...che sarebbe anche ora.


lunedì 9 ottobre 2017

Canzoni e persone.

E' inevitabile per me: associo canzoni a persone o persone a canzoni.
Canzoni intere o soltanto frammenti, brani, frasi, rime.
E allora, via, a fare un elenco in assoluto ordine sparso delle mie persone-canzoni.

Mio marito è "Vedi cara" di Guccini, perché ognuno di noi due, negli anni, ha avuto, ha e - penso - avrà momenti in cui "fugge" e/o cresce senza l'altro e di cui poi, all'altro, cerca di spiegare qualcosa e o di rendere conto, in un qualche modo, non sempre riuscendoci. 
E mio marito è anche "Strade" dei Subsonica, perché tutte le volte che scappo, poi mi accorgo che 
"Forse
sta a pochi metri da me
quello che cerco
e vorrei trovare
la forza di fermarmi
perché sto già scappando
mentre non riesco 
a stringere più a fondo
e ora che sto correndo,
vorrei che fossi con me,
che fossi qui.
Sento, a pochi metri da me
quello che c'era 
e vorrei trovare
la forza di voltarmi..."

Mio figlio è "Sogna ragazzo sogna" di Vecchioni, indubbiamente e indiscutibilmente, per ogni frase della canzone, ma soprattutto perché sa già che gli
"diranno parole rosse come il sangue
 nere come la notte,
 ma non è vero, ragazzo, 
 che la ragione sta sempre con il più forte"
 e che sua madre non finirà mai di ripetergli
"lasciali dire che al mondo
 quelli come te perderanno sempre, 
 perchè hai già vinto, lo giuro,
 non ti possono fare più niente".

Mia figlia è Culodritto. Tutta, dal primo verso all'ultimo. Da lì non si scappa. L'ho capito appena ha potuto muoversi da sola per casa. Punto.

Il mio amico eNdRiU sarebbe tante, tante canzoni, ma qualche tempo fa, su tutte, ha prevalso "I cerchi degli alberi" dei Subsonica. Perché siamo cresciuti assieme quando eravamo anagraficamente già grandi, ci siamo reciprocamente contati gli anni e io potrei  tranquillamente dirgli che:
"Hai creato un silenzio
 che non scorderò
 l'hai portato con te
 c'è la pace che vorrei
 chiusa in fondo agli occhi tuoi,
 due fondali che non hanno età"
 e anche che
 "Siamo nuove origini
 fra le vecchie ingenuità
 dimmi che non moriremo mai"
Ma, soprattutto, entrambi sappiamo che
"Tutto gira in fretta intorno a noi
che respiriamo liberi
aria e lacrimogeni
stretti contro il tempo che verrà", 
perché ci siamo stretti da sempre e per sempre e perché abbiamo sempre e troveremo sempre aria da respirare in libertà, anche in mezzo a lacrime e lacrimogeni di ogni sorta, tipo, forma e qualità che la vita ci metterà davanti.

La mia amica ZiaPallina è "Nuvole Rapide" dei Subsonica, perchè...perchè è così e basta.
Anche lei sarebbe tante, tante canzoni diverse.
E' "Gli aironi neri" dei Nomadi, perchè "io e te amica mia/con le mani nelle tasche/ camminiamo sulla strada"; è "Il giorno di dolore che uno ha" di Ligabue, è "Senza patria" e "Utopia" dei Nomadi e ancora un milione di altre.
Ma "Nuvole rapide" l'abbiamo ballata di gusto al termine di un periodo un po' particolare della mia vita e allora, beh, lei è "Nuvole rapide" e basta. 


La mia amica Lara non lo so bene cos'è, però so che mi verrebbe sempre da dirle:
"Cara amica, il tempo prende, il tempo dà
 corriamo sempre in una direzione, 
 dove sia,che senso abbia, chi lo sa.
 Restano i sogni senza tempo, le illusioni di un momento
 le luci, nel buio, di case intraviste da un treno,
 siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
 e il cuore di simboli pieno."
 E mi sembra di avere detto tutto.

"Curre curre guagliò" dei 99 Posse è l'estate che mi cambiò la vita, l'estate che mi portò a capire che, come si dice, le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto. L'estate che mi fece capire che la libertà che avevo dentro doveva uscire, in modo spaccone e prepotente, ironico e pungente, con una modalità di simpatica trasgressione che non faceva male né a me né ad altri, ma che spingeva a vivere la vita fuori dalla mia serietà e dal mio rigore e a ritrovare la bambina che raccontava barzellette ai compagni mentre non c'era la maestra o la ragazzina che faceva scherzi ai prof delle superiori.

"Diluvio" dei Subsonica è indubbiamente il ragazzo contro cui mi infransi in quella estate, a cui rubai la verginità senza nemmeno sapere di stare facendo una roba del genere. Non gli chiedo di perdonarmi: doveva parlare prima!!!

"20 de Abril" dei Celtas Cortos è, ma proprio senza dubbio alcuno, quel musicista che la suonava, che sa benissimo che tutto è cambiato, anche se la sua presenza nella mia vita è stato un TIR lanciato in corsa senza freni che ha travolto anche il guard rail.
Ora, invece potrei dirgli, in tutta calma, parafrasando la canzone,
"y tu sigue con tus canciones
 y yo siguo con mi suenos...",
anche perché, ormai da anni, posso dire, a proposito di lui, che:
"in fondo, sono tranquillo
 come un autobus in panne:
 sono scesi tutti i passeggeri
 ed anche le domande..." (Bandabardò "Povera Consuelo").

"Senza titolo" dei Mercanti di liquore è due miei ex-colleghi amici.
Ne abbiamo passate tante insieme, io e il mio Casertano sciupafemmine e, più avanti, io e la mia brianzola Sparamerdasullemerde, ma proprio tante.
Però non abbiamo mai rinunciato a inciampare, perchè "succede a chi cammina e guarda il cielo", il cielo di una professione bellissima e ingrata.

"La funzione" dei Subsonica è quel rugbysta a cui piaceva tanto farsi ascoltare e che ha ispirato, anche se non da solo, il post  "Agli uomini piace essere ascoltati".

Il mio Amico C. è "Canzone quarta" di Pippo Pollina, perché l'abbiamo amata tutti e due da subito, perché è in siciliano, lingua della terra dove è nato, terra che gli scorre nelle vene al posto del sangue; poi perchè siamo tutti e due innamorati dell'amore e sappiamo quanto vale dedicare il tempo a qualcuno. Quanto vale e quanto costa. Alla nostra età, poi, il tempo di "annacarsi" è passato e non dobbiamo sprecare neanche un minuto.

Le frasi
"Semini sabbia e diamanti camminando
 liberi le mie prigioni al tuo comando" di "Più di tutto" di Samuel
sono l'affascinante personaggio di mezza età il cui modo di camminare - lento, ma deciso - e il cui modo di porsi mi pare siano proprio questo: un misto di qualcosa di estremamente prezioso e brillante e altrettanto insidioso, sfuggente e mutevole. Inutile dire, visto il secondo verso della canzone, che il signore mi fa battere il cuore ogni tanto, anche se poi lì mi fermo. La canzone andrebbe avanti, ma è indubbiamente meglio che si fermi qui...o almeno credo!

E sempre in tema di cuore che batte fuori luogo, "El unicornio azul" di Silvio Rodriguez è il secondo grande amore della mia vita, l'amore mai concretizzato, quello per cui avrei abbandonato tutto; ma ho avuto, per fortuna, il buon senso di non farlo. 

La mia amica Linda è "Lazzaro" dei Subsonica, perché ho cantato e saltato con lei in una piazza questa canzone durante un concerto e poi ho mangiato anche un grosso sushi con lei e sono andata all'Expo ad assaporare il mondo con lei e poi la vedo ridere e scrivere e l'ho vista innamorarsi e incazzarsi.
E considerato che, se qualcosa fosse andato storto, poco tempo prima di tutto ciò avrebbe dovuto morire, beh...che altro aggiungere?

La mia amica Flory è "Tu che conosci il cielo" di Ligabue. Lei è brava a parlare con Dio e può farlo anche per me, che non ci credo. C'è da dire che Dio l'ha presa per il culo non male in tante occasioni e in tanti anni della sua vita. Ma lei lo perdona sempre. Come faccia non so. Però ci crede e tanto e non c'è dubbio che una tale forza di volontà nell'aver fede sia da ammirare.

La mia amica Nena è "Livido Amniotico" dei Subsonica. La vita l'ha colpita basso e duro e suo marito, se possibile, ancora peggio. La vita ha cercato di farle morire il corpo, suo marito ha cercato di farle morire l'anima. E io la ammiro in silenzio e spero solo che regga.

"Quando" dei Subsonica è - mio malgrado - legata ad una vecchia amica. Per anni ho pensato a lei ascoltando questa canzone e ho sperato che, finalmente, imparasse a risplendere.
Invece, quando sembrava avesse imparato a non fuggire più e avesse trovato se stessa, ha cominciato a dare sempre più spazio ai suoi fantasmi, è fuggita davvero e ha preso con sé la parte più bella della vita del mio amico eNdRiU. 

"Mai paura" dei Mercanti di Liquore è il mio amico Angelino. Un uomo buono, troppo buono, intelligente, a cui è impossibile non voler bene, un bene profondo, per tutto l'amore che lui ti dà gratuitamente. E' lui perchè lui mi ha fatto conoscere i Mercanti, quasi 20 anni fa ormai. E' lui perchè vorrei che ne facesse bandiera della sua anima, invece di lasciarsi vivere come spesso ha fatto e continua a fare.


AGGIORNAMENTO DEL MAGGIO 2018
Il mio amico Signor Ciottolo è "Se ti tagliassero a pezzetti" di De Andrè. 
Perché più volte mi ha fatto sentire così. Esattamente così. 
"Persa per molto
 persa per poco
 presa sul serio
 presa per gioco,
 non c'è stato molto da dire
 o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera
 spettinata da tutti i venti
 della sera.
 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia,
 signora libertà, signorina fantasia,
 così preziosa come il vino, 
 così gratis come la tristezza..."
Così, durante il mio quotidiano, anche se solitamente non sono presa in trappola in un tailleur, ma in uno dei miei vari ruoli, quando mi tocca e mi toccherà camminare "fianco a fianco al mio assassino", cioè a fianco di cose che mi uccidono l'anima, beh, penso e potrò sempre pensare che qualcuno, in un periodo della mia vita, mi ha fatto il regalo di farmi sentire come in quella canzone e mi ha detto parole molto, molto, molto simili a: "Dammi quello che vuoi, io quel che posso".


E io?
Io sono quella che guarda e legge e scrive e guarda e ammira e commenta le vite degli altri.
Io mi ritrovo in "Vite" di Guccini, tantissimo. 
Sembra che sia stata scritta per me.

Ma, se mi chiedono che canzone SONO io, allora posso solo rispondere che io sono un mix tra "Quella che non sei" e "Viva" di Ligabue.
Oscillo pericolosamente (per me e per gli altri) tra il mio lato oscuro, quello dove fa freddo e in cui "nessuno è entrato mai" e il mio lato luminoso e caldo, in cui "non ti puoi spegnere, non hai mai avuto tempo, devi troppo vivere".
Spero che prevalga sempre il secondo lato. Per me e per tutti quelli che mi stanno accanto.
Se, però, prevalesse il primo in qualche periodo, beh, spero che mi scuseranno, poi passerà.

In fondo, la vita non è altro che una canzone. 


venerdì 30 ottobre 2009

Beyond the sea

In certi momenti ti trovi come sospesa, ad aspettare qualcosa che doveva arrivare e non è arrivato e che non arriverà mai. In perenne attesa, come su una banchina della stazione o sul molo di un porto o al gate di un aeroporto. Il tuo cuore è come fermo e la tua anima come appesa ad un filo. Sai che alla tua vita manca un pezzo e che non potrà mai essere colma del tutto. Basta una canzone, una frase, un'immagine a ricordarti che c'è un vuoto che sembra davvero incolmabile. Ti chiedi se si colmerà mai, almeno per qualche attimo di assoluta pienezza in beatitudine, e, a volte, pensi di sì, la maggior parte delle volte ti rendi conto che no, non è proprio possibile. E in quei giorni fai tutto come programmato: figli, casa, lavoro, incombenze quotidiane e infine a letto. Dove quel pezzo di vuoto si fa grande e ti assorbe. Allora ti rifugi in quell'angolo del cuore dove c'è una stanza piccola piccola che non dividi con nessuno. E in quell'angolo di cuore ti addormenti, sperando che, il giorno dopo, il vuoto torni dal luogo dove solitamente si trova e dal quale normalmente non ti molesta, e che tu possa ricominciare la tua vita come tutte le altre volte, percependolo appena appena, come una cicatrice minuscola e ormai sbiadita.