Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post

venerdì 1 giugno 2018

Puzzle

Sto mettendo insieme dei pezzi.

E, certe volte, quando ho delle intuizioni mettendo insieme dei pezzi, non mi sbaglio.
Anche se non ho una figura di riferimento da guardare.
Anche se la figura ancora non si vede e ci vorrà ancora del tempo perché compaia.
Anche se per ora distinguo i contorni, che però mi paiono piuttosto chiari.

Posso immaginare cosa si vedrà.
Una fine ed un inizio e, forse, un qualcosa che rimarrà.


Come sempre, nella vita.




Immagine correlata


giovedì 10 maggio 2018

Sorriso gratuito


Stamattina, per caso, mi è comparso questo pezzo su Facebook. 
Ho subito pensato a te, che sei un regalo inaspettato.
Te lo dedico, Signor Ciottolo, perché sintetizza ciò che penso e provo meglio di quanto potrei mai fare io.
Indossa una camicia ed un sorriso, prepara una chiacchiera. 
Saranno sufficienti per farmi sorridere a mia volta.

"Non ho bisogno di te, ho voglia di te.
Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere.
Non mi aspetto che tu mi renda felice, desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia.
Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio.
Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me. 
Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via.
Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione, ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi.
Non ti lego né mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell’abbandono.
Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me.
Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti, che si incontrano per creare nuovi mondi.
Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me, non ti permetterò di limitare il mio volo.
Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia."
(Emanuela Pacifici)




sabato 24 marzo 2018

Molla, lascia andare #2

Molla, lascia andare.
Eh, a riuscirci...
Razionalmente e nella pratica ci siamo. 
Nell'intenzione, nel cuore e nell'animo invece no.
Proprio, proprio no.


giovedì 22 febbraio 2018

Prescrizione per una notte insonne #2

Frugarsi vicendevolmente nell'anima può creare pericoli insidiosi e, nel contempo, avvicinare meravigliosamente le persone.

In ogni caso, genera intima fatica e ha un costo alto.
La fatica e il costo li ho affrontati entrambi con un forza che - forse - non credevo più di poter raccogliere.

E ora sono più in pace.



lunedì 12 febbraio 2018

Apnea

"Ci sono dei periodi della vita destinati a restare indimenticabili. Quel preciso anno, quei mesi in particolare, quei luoghi esatti: sai già che te li porterai dietro per sempre e lo sai mentre li stai attraversando, tanto che guardi al presente con un occhio particolarmente tenero, in qualche modo simile all'occhio della memoria." [...]
"- Sai - mi diceva - è così importante capire la felicità. Sembra facile, ma non lo è. Perché è semplice. E le cose semplici sono le più difficili da afferrare. Io ci sono arrivata solo adesso, ci ho messo quasi quarant'anni - ".
[da "Correva l'anno del nostro amore" di Caterina Bonvicini]


Ma anche...


"Lo stagno pronto a specchiarmi
 è un abisso per me
 che ricambia il mio sguardo
 che mi parla di te.

 Non vedo più nessun male che mi possa ferire
 almeno per stanotte non c'è nessun dolore".
[Subsonica, "Stagno"]


Anzi, per intero fa così:













venerdì 2 febbraio 2018

Piangere sugli anni versati

Finalmente, dopo tanto peregrinare di messaggi e ricerche, sono riuscita di nuovo a passare una serata con un'amica.
E le serate con le amiche, quelle vere, sono taumaturgiche.
Sono quelle volte in cui ti trovi a parlare, in ordine sparso:
- di un amore potente di cui non parlavi da anni e di cui mostri foto e ti viene detto "Ahppperò!";
- di cosa hai fatto il giorno del tuo matrimonio di cui mostri foto e ti viene detto che avevi una faccia da brava ragazza che hai fatto molto bene a toglierti;
- di quanto eri magra 22 anni fa e ti viene detto che quella faccia smunta e scavata non ti stava un cazzo bene e che stai molto meglio adesso con quella decina di chili in più;
- di quanto uno possa essere diverso da una foto ad un'altra e che uno può sembrare anche figo in una foto, ma nell'altra fa improvvisamente ridere e non ce n'è proprio;
- di "come ci siamo ridotte" con sguardo di rammarico verso i figli e di desolazione di fronte alla tisana e alle torte al cioccolato (ben 2!) che avete davanti, che, in quel momento, sembrano pallide imitazioni delle cazzate fatte "nel tempo che fu";
- del fatto che - in futuro - per avere un figo sudamericano (colombiano, per la precisione), lo sceglierete come badante da un catalogo;
- del fatto che il medioevo non è mai finito, se la gente si sente in dovere di farti battute idiote appena accenni ai cazzi tuoi;
- delle deficienze presunte ed effettive nei confronti dei figli e di se stesse;
...e via discorrendo.

Però, improvvisamente, in questa sequela di cose apparentemente piene di rimpianti, senti che, in fondo, a 46 anni, non stai mica piangendo così tanto sugli anni versati, ma anzi, che sei viva, più viva che a 26 o a 36, perché più cosciente di tutto: del tempo che passa, dei figli che crescono, delle parole che pesano, dei silenzi che pesano ancora di più, delle immagini che restano su carta o nel cuore, dei sapori, degli odori, dei colori, delle canzoni, dei libri, delle poesie, delle serate da quindicenni (perché sono le più belle), di quello che puoi tenere stretto, di quello che puoi lasciare andare, di quello che devi lasciar andare, del tuo mondo, di ciò che devi conservare con cura e di ciò che devi cambiare, del cervello che deve prendere aria e stimoli, della pace che si raggiunge solo non invecchiando mai nell'anima.

Non ti senti vecchia-depressa-frustrata.
Ti senti solo serena e sorridente.
E ironica, oooooh, se ti senti ironica.
E, da sempre, l'ironia ti salva la vita.

A te, a noi, cara Amica Lara, con l'augurio che non ci restino  [che pochi] rimpianti.




Faber, perdonami se ultimamente ti tiro sempre in ballo.

"...e poi e la gente sa
e la gente lo sa 
che sai suonare
suonare ti tocca
per tutta la vita..."

(e pure persino di più da morto...)



sabato 27 gennaio 2018

Pochi splendidi versi


"Persa per molto, persa per poco
 presa sul serio, presa per gioco
 non c'è stato molto da dire o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera,
 spettinata da tutti i venti della sera.

 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia
 signora libertà, signorina anarchia,
 così preziosa come il vino,
 così gratis come la tristezza,
 con la tua nuvola di dubbi e di bellezza."


Questa mattina mi sento così.
Ed è un gran bel sentirsi, senza dubbio.




Grazie a ILF, 
per essere un grossopuffobrontolone 
intransigente e - a tratti - insopportabile.
E grazie a Faber, 
naturalmente, 
perchè l'immortalità dei suoi versi 
è sempre devastazione buona dell'anima.


venerdì 19 gennaio 2018

Il cosapenseràpenseràquellapersonaadesso

Io che mi dico: "Sono tranquilla, le cosa vanno come devono andare."
E sono tranquilla e serena davvero.
Per parecchie ore.
Poi, però, si insinua il dubbio.
Perché gestire una cosa (quasi) nuova è più complicato di quello che immagini.
"Ci sono nuvole in certe camere
 e meno ombrelli di quel che pensi".
Non è che sia complicato in sé, lo è nella mia testa.
Nella mia testa c'è sempre il cosafaccioadesso, il cosadicoadesso e, soprattutto, il cosapenseràquellapersonaadesso.
Il cosapenseràquellapersona adesso mi frega, sempre e comunque.

Ho 46 anni e dovrei sapere, ormai, che, nel senso comune:
- qualche volta bisogna infischiarsene di cosapenseràquellapersonaadesso;
- si sopravvive benissimo anche senza sapere cosapenseràquellapersonaadesso;
- si può agire a prescindere da cosapenseràquellapersonaadesso;

Questo, però, vale per la gente in generale.
Per me, soprattutto se a quella persona ci tengo, vale:
- preoccuparsi di aver perso una parte di stima nel cosapenseràquellapersonaadesso;
- viceversa, preoccuparsi che il cosapenseràquellapersonaadesso porti ad avere aspettative troppo alte nei miei confronti, io che rivendico la mia cercata immaturità in certi momenti;
- preoccuparsi di aver rispetto della persona che ho davanti e che il cosapenseràquellapersonaadesso in qualche modo la faccia stare male, soffrire, rimanere delusa;
- conseguentemente agire e camminare sulle uova andando per pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni in base a quello che io credo sia il cosapenseràquellapersonaadesso.

Però in 46 anni di vita una cosa l'ho imparata.
Quando mi assale il loop del cosapenseràquellapersonaadesso posso fare una cosa, che ancora mi costa molto cara sia mentre penso di farla che mentre la faccio, ma che è l'unica cosa sensata e utile da fare: chiedere a quella persona che cosa pensa DAVVERO adesso.
E ho imparato anche che prima trovo e metto in ordine le parole per chiederlo e prima lo faccio, meglio sto.
Perché, qualunque sia la risposta che otterrò (maggior disistima, maggior stima, possibile mancanza di rispetto o conferma di percezione di rispetto da parte dell'altra persona) mi porterà a sapere come agire più avanti senza pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni inutili e angoscianti.

Oggi ho preso in mano il telefono e ho fatto questa cosa per me stessa: ho chiarito ad una persona che cosa penso io e ho saputo checosapensaadesso.

Ora sto bene: ho rimesso in ordine cose, azioni, parole e sorrisi. Soprattutto i sorrisi.


giovedì 18 gennaio 2018

Piccola filosofia del buonumore

"La digestione è collegata ai sentimenti"
e un milione di fragorose risate sotto un quadrato di stelle perfette, meteore inventate ed aerei improvvisi.

domenica 14 gennaio 2018

Discorso eretico sulla (mia) stupidità.

Ricevo in privato e volentieri (del tutto narcisisticamente) rendo pubblico:

NonnaBenassi:
“  'Ci vuole scienza, ci vuol costanza
ad invecchiare senza maturità...' *
Io ce le metto tutte, sia la scienza, sia la costanza, ad invecchiare senza maturità.
Forse, per questo, a volte passo per stupida.
Scusa, in questo momento sono caustica."

ILF: 
"La stupidità credo sia mancanza di senno, di intelligenza, di saggezza nel fare le cose senza considerarne le conseguenze.
Le persone come te se passano per stupide lo fanno con coscienza, con atto voluto. 
Le persone come te non sono stupide, fanno credere di esserlo e si burlano dell'arroganza di giudizio altrui. 
Infatti ce le metti tutte per goderti una sana immaturità, o almeno così mi pare. 
È una cosa bella!"

[*ancora una volta grazie a Francesco Guccini
E, naturalmente, grazie a ILF]

venerdì 12 gennaio 2018

Non di sola pancia vive la donna

Non di sola pancia vive la donna.
Vive di sorrisi, di baci e di abbracci dei figli, se ne ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci del compagno, se lo ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci dell'amante, se lo ha.

Vive di idee, di chiacchiere, di racconti.
Vive di notti passate a pensare.
Vive di storie lette e poi immaginate.
Vive di telefonate con gli amici e di messaggi e di rimproveri e di complimenti e di risate e di pacche sulle spalle.
Vive del suo lavoro, se le piace, e degli scambi coi colleghi.
Vive di ricordi e foto e oggetti da tenere in un canto.
Vive di scritti, di ironia, di parole pesate, di metafore, di analogie sul filo del sì e del no.
Vive di paesaggi, di viaggi, di cieli e di mari, di cammini e di corse.
Vive di note, melodie, canzoni, rime e poesie.

Vive "di pancia" e "di cuore" e "di sesso".
Ma vive anche, e soprattutto, di mente.
E se la mente non è viva, il resto è, nel migliore dei casi, vissuto e non vivo e, nel peggiore dei casi, morto.

[All'amico eNdRiU, che mi vuole talmente tanto bene e ha sempre tanto timore per il mio destino che, qualche volta, non capisce che io cerco il nuovo nelle persone, il nuovo nel cervello, non per forza nella pancia. Caro Amico, ricordati che cercavo il nuovo anche quando ho fatto amicizia con te. Amicizia. E basta. Anche io ti voglio tanto bene. Persempretua, CyraNonna]


domenica 7 gennaio 2018

Molla, lascia andare

E' successo che a fine agosto la mia spalla destra abbia cominciato ad esprimersi con fitte lancinanti.
E' successo che io abbia visto un'osteopata, dopo abbia fatto un'ecografia, in seguito abbia fatto tecarterapia e fisioterapia ed infine abbia fatto una radiografia e una risonanza.
E' successo che io sia in attesa di essere chiamata dall'ospedale, perché ho un  bel buco in un tendine e debba essere operata, con conseguente immobilità per tre settimane, "importante" fisioterapia per i mesi successivi ed impossibilità di andare a lavorare.

Ok, fatto salvo che la fase "incazzata come una iena" sia abbastanza superata (anche grazie a quanto dirò dopo), il punto non è l'operazione e neanche la fisioterapia che dovrò fare.
Il punto è che, in tutto questo, ho conosciuto una persona che reputo molto intelligente, ironica, dissacrante, lungimirante e profonda e che questo incontro abbia migliorato la mia vita. 
No, non è un accidenti di discorso new age il mio, ma puro dato di fatto, molto pratico, che ora vado a spiegare.
Una piccola premessa: ormai va di moda, negli strafighi blog di mamme, chiamare il pediatra "peddy" e il ginecologo "gine", beh, allora il mio uomo speciale fatemelo chiamare "fisio", che fa senz'altro meno trendy e più birreria, ma va benissimo così, conoscendo, ormai un po', il tipo.
Ho fatto con lui alcune sedute di tercaterapia e molte più sedute di fisioterapia, prima di scoprire che il destino del mio tendine fosse segnato.
Ho fatto con lui lunghe chiacchierate di 45 minuti.
Ho fatto con lui grasse risate, tanto da dover abbassare il tono per non impressionare chi aspettava fuori.
Ho fatto con lui pessime e ottime battute.
Ho fatto con lui sorrisi, urla di dolore e detto imprecazioni (neanche troppo a bassa voce).
E tutto questo - urla di dolore a parte - è stato proprio simpatico.

Però, cosa fondamentale, con lui ho imparato.
Ho imparato a stare zitta, ascoltare ed eseguire o anche solo ascoltare e basta; e questo, come sa bene chi mi conosce, per me è molto, molto, molto difficile.
Ho imparato ad ascoltarmi, ad ascoltare il mio corpo ed era tanto che non lo facevo, troppo, troppo tempo.
Ho imparato a prendermi cura di me ed anche questa era una cosa che che - mi dicevo - non avevo da tanto il tempo di fare.
Ho imparato a rilassarmi, a prendermi degli spazi, dei tempi, dei respiri e mandare affanculo mentalmente la casa, le pulizie, il lavoro, il telefono, le mail e, diciamocelo, pure un pochino il marito e un briciolo i figli.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare. Ho semplicemente preso in parola quello che il fisio mi continuava a ripetere, mobilizzando la mia spalla disastrata.
Dopo poche volte che mi conosceva, infatti, mi ha detto: "Sei una donna con i pantaloni. Adesso basta, MOLLA, molla un po'. Lascia andare."
E così, piano piano, ho iniziato a ripetermelo: molla, lascia andare, non cercare di controllare sempre tutto, non guardare l'orologio ogni due minuti e non pensare di riuscire a fare sempre tutto e a farlo secondo i tuoi canoni di perfezione.
E così ho riportato questo in tanti aspetti della mia vita, a cominciare dal fatto che una sera ho preso mio marito a brutto muso e gli ho sparato in faccia tutto ciò che serviva sparare, per aver i miei spazi  e tempi per mollare, per lasciare andare; sono spazi e tempi che lo coinvolgono direttamente e che, quindi, dovevo per forza rivendicare come miei.
Ho continuato lasciando andare diverse cose, piccole, ma quotidiane e insistenti, fuori e dentro la mia testa.
Ho cominciato a dormire meglio, a sorridere di più, a essere più serena e tranquilla.
Mi sono persino permessa di iniziare a scrivere, via whatsapp, battute al mio fisio e un giorno gli ho proposto di prenderci un caffè; ovviamente, la prima persona che ho chiamato quando ho saputo dell'operazione non sono stati i miei amici "storici", ma è stato lui, perché avrebbe capito la mia rabbia e la mia frustrazione - in quel momento - meglio di tanti altri.
Insomma, non oso dire che ora siamo amici, ma penso che siamo sulla buona strada.

Adesso arrivo a pensare che l'operazione che farò, che non è nulla di grave, solo un inevitabile fastidio, l'immobilità e la terapia che ne seguiranno, forse non sono altro che un ulteriore modo per mollare, per lasciare andare.
Mollare il lavoro,vedere film, leggere libri accumulati sul comodino, fare passeggiate, telefonare a persone che ho voglia di sentire, guardare fuori dalla finestra, aspettare i miei figli quando tornano da scuola, stare sul divano col mio gatto.
Incredibile per me ammettere che - forse - il lavoro non mi mancherà così tanto.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare.
Non a fregarmene, quello mai, non è fregandosene che si vive fino in fondo.
Ma lasciar andare quando si deve, quello sì, quello fa vivere più intensamente.
Mi ci è voluto il mio Fisio speciale a farmelo capire e un sacco di tempo della mia vita.
Tanto tempo.
Troppo tempo.

Ma ho imparato.
Molla, lascia andare.
Lascio andare.
E sorrido.


martedì 24 ottobre 2017

Taci, il nemico ci ascolta

In qualche modo, sicuramente qualcosa finisce.
Ma sembra avere l'aria di qualcosa che comincia.
O, comunque, è da ridiscutere. 
Non lo so.
Staremo a vedere.

Dietro l'eco di spazi siderali
onde d'amore, onde di vento
vivono fuori e dentro me.
Ora ne trovo tracce nei miei giorni
nei movimenti quotidiani
ogni giornata basta a sé.
Taci segreti del cuore, 
movimenti del sole
ciò che non vuole morire
e non muore.
Trasforma in urli le ore
il desiderio che apre
luci di vita anteriore...


(sempre immensi Radiodervish e sempre grande Battiston).


lunedì 9 ottobre 2017

Canzoni e persone.

E' inevitabile per me: associo canzoni a persone o persone a canzoni.
Canzoni intere o soltanto frammenti, brani, frasi, rime.
E allora, via, a fare un elenco in assoluto ordine sparso delle mie persone-canzoni.

Mio marito è "Vedi cara" di Guccini, perché ognuno di noi due, negli anni, ha avuto, ha e - penso - avrà momenti in cui "fugge" e/o cresce senza l'altro e di cui poi, all'altro, cerca di spiegare qualcosa e o di rendere conto, in un qualche modo, non sempre riuscendoci. 
E mio marito è anche "Strade" dei Subsonica, perché tutte le volte che scappo, poi mi accorgo che 
"Forse
sta a pochi metri da me
quello che cerco
e vorrei trovare
la forza di fermarmi
perché sto già scappando
mentre non riesco 
a stringere più a fondo
e ora che sto correndo,
vorrei che fossi con me,
che fossi qui.
Sento, a pochi metri da me
quello che c'era 
e vorrei trovare
la forza di voltarmi..."

Mio figlio è "Sogna ragazzo sogna" di Vecchioni, indubbiamente e indiscutibilmente, per ogni frase della canzone, ma soprattutto perché sa già che gli
"diranno parole rosse come il sangue
 nere come la notte,
 ma non è vero, ragazzo, 
 che la ragione sta sempre con il più forte"
 e che sua madre non finirà mai di ripetergli
"lasciali dire che al mondo
 quelli come te perderanno sempre, 
 perchè hai già vinto, lo giuro,
 non ti possono fare più niente".

Mia figlia è Culodritto. Tutta, dal primo verso all'ultimo. Da lì non si scappa. L'ho capito appena ha potuto muoversi da sola per casa. Punto.

Il mio amico eNdRiU sarebbe tante, tante canzoni, ma qualche tempo fa, su tutte, ha prevalso "I cerchi degli alberi" dei Subsonica. Perché siamo cresciuti assieme quando eravamo anagraficamente già grandi, ci siamo reciprocamente contati gli anni e io potrei  tranquillamente dirgli che:
"Hai creato un silenzio
 che non scorderò
 l'hai portato con te
 c'è la pace che vorrei
 chiusa in fondo agli occhi tuoi,
 due fondali che non hanno età"
 e anche che
 "Siamo nuove origini
 fra le vecchie ingenuità
 dimmi che non moriremo mai"
Ma, soprattutto, entrambi sappiamo che
"Tutto gira in fretta intorno a noi
che respiriamo liberi
aria e lacrimogeni
stretti contro il tempo che verrà", 
perché ci siamo stretti da sempre e per sempre e perché abbiamo sempre e troveremo sempre aria da respirare in libertà, anche in mezzo a lacrime e lacrimogeni di ogni sorta, tipo, forma e qualità che la vita ci metterà davanti.

La mia amica ZiaPallina è "Nuvole Rapide" dei Subsonica, perchè...perchè è così e basta.
Anche lei sarebbe tante, tante canzoni diverse.
E' "Gli aironi neri" dei Nomadi, perchè "io e te amica mia/con le mani nelle tasche/ camminiamo sulla strada"; è "Il giorno di dolore che uno ha" di Ligabue, è "Senza patria" e "Utopia" dei Nomadi e ancora un milione di altre.
Ma "Nuvole rapide" l'abbiamo ballata di gusto al termine di un periodo un po' particolare della mia vita e allora, beh, lei è "Nuvole rapide" e basta. 


La mia amica Lara non lo so bene cos'è, però so che mi verrebbe sempre da dirle:
"Cara amica, il tempo prende, il tempo dà
 corriamo sempre in una direzione, 
 dove sia,che senso abbia, chi lo sa.
 Restano i sogni senza tempo, le illusioni di un momento
 le luci, nel buio, di case intraviste da un treno,
 siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa
 e il cuore di simboli pieno."
 E mi sembra di avere detto tutto.

"Curre curre guagliò" dei 99 Posse è l'estate che mi cambiò la vita, l'estate che mi portò a capire che, come si dice, le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto. L'estate che mi fece capire che la libertà che avevo dentro doveva uscire, in modo spaccone e prepotente, ironico e pungente, con una modalità di simpatica trasgressione che non faceva male né a me né ad altri, ma che spingeva a vivere la vita fuori dalla mia serietà e dal mio rigore e a ritrovare la bambina che raccontava barzellette ai compagni mentre non c'era la maestra o la ragazzina che faceva scherzi ai prof delle superiori.

"Diluvio" dei Subsonica è indubbiamente il ragazzo contro cui mi infransi in quella estate, a cui rubai la verginità senza nemmeno sapere di stare facendo una roba del genere. Non gli chiedo di perdonarmi: doveva parlare prima!!!

"20 de Abril" dei Celtas Cortos è, ma proprio senza dubbio alcuno, quel musicista che la suonava, che sa benissimo che tutto è cambiato, anche se la sua presenza nella mia vita è stato un TIR lanciato in corsa senza freni che ha travolto anche il guard rail.
Ora, invece potrei dirgli, in tutta calma, parafrasando la canzone,
"y tu sigue con tus canciones
 y yo siguo con mi suenos...",
anche perché, ormai da anni, posso dire, a proposito di lui, che:
"in fondo, sono tranquillo
 come un autobus in panne:
 sono scesi tutti i passeggeri
 ed anche le domande..." (Bandabardò "Povera Consuelo").

"Senza titolo" dei Mercanti di liquore è due miei ex-colleghi amici.
Ne abbiamo passate tante insieme, io e il mio Casertano sciupafemmine e, più avanti, io e la mia brianzola Sparamerdasullemerde, ma proprio tante.
Però non abbiamo mai rinunciato a inciampare, perchè "succede a chi cammina e guarda il cielo", il cielo di una professione bellissima e ingrata.

"La funzione" dei Subsonica è quel rugbysta a cui piaceva tanto farsi ascoltare e che ha ispirato, anche se non da solo, il post  "Agli uomini piace essere ascoltati".

Il mio Amico C. è "Canzone quarta" di Pippo Pollina, perché l'abbiamo amata tutti e due da subito, perché è in siciliano, lingua della terra dove è nato, terra che gli scorre nelle vene al posto del sangue; poi perchè siamo tutti e due innamorati dell'amore e sappiamo quanto vale dedicare il tempo a qualcuno. Quanto vale e quanto costa. Alla nostra età, poi, il tempo di "annacarsi" è passato e non dobbiamo sprecare neanche un minuto.

Le frasi
"Semini sabbia e diamanti camminando
 liberi le mie prigioni al tuo comando" di "Più di tutto" di Samuel
sono l'affascinante personaggio di mezza età il cui modo di camminare - lento, ma deciso - e il cui modo di porsi mi pare siano proprio questo: un misto di qualcosa di estremamente prezioso e brillante e altrettanto insidioso, sfuggente e mutevole. Inutile dire, visto il secondo verso della canzone, che il signore mi fa battere il cuore ogni tanto, anche se poi lì mi fermo. La canzone andrebbe avanti, ma è indubbiamente meglio che si fermi qui...o almeno credo!

E sempre in tema di cuore che batte fuori luogo, "El unicornio azul" di Silvio Rodriguez è il secondo grande amore della mia vita, l'amore mai concretizzato, quello per cui avrei abbandonato tutto; ma ho avuto, per fortuna, il buon senso di non farlo. 

La mia amica Linda è "Lazzaro" dei Subsonica, perché ho cantato e saltato con lei in una piazza questa canzone durante un concerto e poi ho mangiato anche un grosso sushi con lei e sono andata all'Expo ad assaporare il mondo con lei e poi la vedo ridere e scrivere e l'ho vista innamorarsi e incazzarsi.
E considerato che, se qualcosa fosse andato storto, poco tempo prima di tutto ciò avrebbe dovuto morire, beh...che altro aggiungere?

La mia amica Flory è "Tu che conosci il cielo" di Ligabue. Lei è brava a parlare con Dio e può farlo anche per me, che non ci credo. C'è da dire che Dio l'ha presa per il culo non male in tante occasioni e in tanti anni della sua vita. Ma lei lo perdona sempre. Come faccia non so. Però ci crede e tanto e non c'è dubbio che una tale forza di volontà nell'aver fede sia da ammirare.

La mia amica Nena è "Livido Amniotico" dei Subsonica. La vita l'ha colpita basso e duro e suo marito, se possibile, ancora peggio. La vita ha cercato di farle morire il corpo, suo marito ha cercato di farle morire l'anima. E io la ammiro in silenzio e spero solo che regga.

"Quando" dei Subsonica è - mio malgrado - legata ad una vecchia amica. Per anni ho pensato a lei ascoltando questa canzone e ho sperato che, finalmente, imparasse a risplendere.
Invece, quando sembrava avesse imparato a non fuggire più e avesse trovato se stessa, ha cominciato a dare sempre più spazio ai suoi fantasmi, è fuggita davvero e ha preso con sé la parte più bella della vita del mio amico eNdRiU. 

"Mai paura" dei Mercanti di Liquore è il mio amico Angelino. Un uomo buono, troppo buono, intelligente, a cui è impossibile non voler bene, un bene profondo, per tutto l'amore che lui ti dà gratuitamente. E' lui perchè lui mi ha fatto conoscere i Mercanti, quasi 20 anni fa ormai. E' lui perchè vorrei che ne facesse bandiera della sua anima, invece di lasciarsi vivere come spesso ha fatto e continua a fare.


AGGIORNAMENTO DEL MAGGIO 2018
Il mio amico Signor Ciottolo è "Se ti tagliassero a pezzetti" di De Andrè. 
Perché più volte mi ha fatto sentire così. Esattamente così. 
"Persa per molto
 persa per poco
 presa sul serio
 presa per gioco,
 non c'è stato molto da dire
 o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera
 spettinata da tutti i venti
 della sera.
 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia,
 signora libertà, signorina fantasia,
 così preziosa come il vino, 
 così gratis come la tristezza..."
Così, durante il mio quotidiano, anche se solitamente non sono presa in trappola in un tailleur, ma in uno dei miei vari ruoli, quando mi tocca e mi toccherà camminare "fianco a fianco al mio assassino", cioè a fianco di cose che mi uccidono l'anima, beh, penso e potrò sempre pensare che qualcuno, in un periodo della mia vita, mi ha fatto il regalo di farmi sentire come in quella canzone e mi ha detto parole molto, molto, molto simili a: "Dammi quello che vuoi, io quel che posso".


E io?
Io sono quella che guarda e legge e scrive e guarda e ammira e commenta le vite degli altri.
Io mi ritrovo in "Vite" di Guccini, tantissimo. 
Sembra che sia stata scritta per me.

Ma, se mi chiedono che canzone SONO io, allora posso solo rispondere che io sono un mix tra "Quella che non sei" e "Viva" di Ligabue.
Oscillo pericolosamente (per me e per gli altri) tra il mio lato oscuro, quello dove fa freddo e in cui "nessuno è entrato mai" e il mio lato luminoso e caldo, in cui "non ti puoi spegnere, non hai mai avuto tempo, devi troppo vivere".
Spero che prevalga sempre il secondo lato. Per me e per tutti quelli che mi stanno accanto.
Se, però, prevalesse il primo in qualche periodo, beh, spero che mi scuseranno, poi passerà.

In fondo, la vita non è altro che una canzone. 


Proprio io.

Un Amico ha letto tutti i post di questo blog in pochi giorni.
Gli avevo chiesto di dirmi quale post gli fosse piaciuto di più, una volta terminato di leggerli.
Mi ha risposto così:

"Post indiscutibilmente più bello quello del 2 ottobre. C'è dentro un mondo: quello di chi sa trasformare i piccoli gesti in  grandi riserve d'affetto e talvolta d'amore. Direi che sei proprio tu."

Riflessione che taglia in due l'anima.
La mia.
Sì, sono proprio io. Che vivo di piccoli gesti.
Nel bene e, purtroppo, anche nel male.

Grazie all'Amico C.

(Il post a cui l'Amico C. si riferisce è questo.)

venerdì 6 ottobre 2017

E il resto conta niente.

Quando senti di avere qualcosa in comune con una persona.
Quando, a pelle, senti che potresti parlarci per ore.
Quando, d'istinto, sai che certe cose vi farebbero ridere o sorridere o commuovere o arrabbiare insieme.
Quando sei curioso di sapere cosa invece vi differenzia.
Quando sei curioso di sapere e basta.

E' un'alchimia che non succede spesso, soprattutto a quest'età, un'età "in cui tutto sembra meno importante"...
...ma poi la canzone continua e fa "Ma tu mi piaci troppo, il resto conta niente".

Ecco, devo sforzarmi di far contare il resto.
Non sempre è facile e non sempre voglio.

lunedì 2 ottobre 2017

Poche piccole parole.

Sorrido a causa di poche piccole parole.
Sorrido davanti a poche piccole parole.
Sorrido a chi, con poche piccole parole, 
mi fa capire che valgo qualcosa.
Sorrido perché, per me, 
quella persona vale qualcosa; 
quindi quelle piccole parole, 
per me, sono un suo sorriso.

giovedì 26 maggio 2011

Gli uomini amano essere ascoltati

Penso che sia ormai fuor di dubbio.
Gli uomini amano essere ascoltati.
Se vuoi minimamente pensare di conquistare un uomo devi essere disposta ad ascoltarlo.
Ma anche se vuoi "solo" diventare sua amica...
Devi ascoltarlo.
Ma non quando TU gli chiedi come va o come sta. No, troppo semplice.
NON quando gli chiedi come è andata quella certa cosa a cui teneva o se sul lavoro continuano a farlo imbestialire.
No.
Quando vuole lui e quando gli gira.
Cioè, per esempio, mentre tu sei a fare la spesa e quasi alla cassa.
Ti chiama per dirti che la ragazza uscirà un'altra volta con le amiche e lui non sa cosa fare.
E tu sei lì che riempi i sacchetti e tieni praticamente il telefono sotto il mento e parli alla cassiera e rifiuti i punti omaggio (che ti servivano a riempire la schedina cazzo!) e gli raccomandi di stare calmo che le donne hanno bisogno dei loro spazi e non è per forza una crisi.
Oppure mentre stai lavorando ad una cosa che richiede concentrazione e lui ti dice che ti deve parlare assolutamente dell'ultimo film che ha visto, perchè richiede la tua indispensabile e indifferibile opinione.
Oppure ancora, dopo che hai incastrato tutte le cose della tua giornata e hai i minuti contati, e lui te lo sei tolto dalla testa per il semplice fatto che è un lusso farcelo entrare, ecco che ti chiama per offrirti un caffè e una montagna di discorsi sul suo lavoro.
Se però vuoi conquistarlo davvero, come amica o come "altro", mostrati assolutamente affascinata al suo interesse principale che sia esso il lavoro, lo sport, la politica o la produzione del vino nella Francia del Sud.
Fondamentalmente, è bene saperlo, di quello che dici tu a lui frega poco.
Delle tue tette o del tuo culo di più, beninteso.
Ma se tu lo segui nei suo discorsi, e ti mostri interessata e (sommo suo gaudio!) fai domande...beh, basta: arriva quasi ad adorarti.
O, per lo meno, per qualche minuto smette di guardarti le tette.
Ti parla ininterrotamente dell'ultimo corso di aggiornamento fatto sul lavoro, delle previsioni di spesa, delle ultime elezioni amministrative illustrandoti dati e percentuali anche del più piccolo paesino delle Murge, addirittura del rifacimento dei cessi di uno spogliatoio...e tu ascolti, annuisci, sorridi, fai qualche domanda - anche non intelligente - e paghi dazio per avere la sua considerazione.
Da lì le strade sono varie. A me ne vengono in mente alcune...
O instauri una serena e proficua amicizia, per cui andrete avanti per anni e lui imparerà ad ascoltare te, e anche bene, e imparerà a dialogare, a non fare solo monologhi e a consolarti quando piangi.
O instauri una relazione amorosa che si basa - anche - su un dialogo profondo (come quello illustrato nel punto appena qui sopra).
O instauri una relazione sessuale che vada al di là del dialogo, ma che comunque ti costringe, almeno nei primi mesi, ad ascoltarlo magari quando vorresti mangiarti pane e nutella dopo aver fatto del gran bel sesso.
O ti rompi talmente le palle che non provi nemmeno a instaurare una simil base di amicizia, perchè ti vedi già a dare e dare e dare e non avere niente in cambio; allora, a poco a poco, sparisci anche alle feste comandate.
O - senza false ipocrisie - gli dici apertamente che è molto bello che ti guardi le tette e che anche a te interessa molto il suo culo e che è quindi inutile, per l'economia delle cose, che tu lo stia ad ascoltare per ore, ma che sarebbe più proficuo per entrambi se si trovasse in un tempo ragionevole un posto dove concludere con i crismi del caso.
L'ultima ipotesi mi sembra alquanto fantascientifica.
Però potrebbe essere un'ottima soluzione, considerato che sono le 10 di sera e devi ancora lavare i piatti, portare fuori la spazzatura, riordinare i giochi dei figli e prepararti i vestiti per domani.
Non trovi?

venerdì 25 dicembre 2009

Personestella

Sapete come sono le stelle, no?
Brillano di luce propria, anche nel cielo più buio, e la loro luce rischiara e scalda il cuore anche nelle notti più tetre.
Beh, non sono solo le stelle a farlo, ma anche alcune persone, che potremmo chiamare personestella.
Le personestella sono persone molto, molto speciali.
Non sto parlando di persone famose, come attori, cantanti, calciatori o qualcun'altro della becera categoria in questione.
Sono persone apparentemente comuni, ma solo "apparentemente", per l'appunto.
Le personestella, infatti, comuni non lo sono affatto.
Innanzitutto hanno una serie di capacità e/o qualità non poi così diffuse. Per esempio? Per citarne alcune...
... possono saper ascoltare bene, fare battute pungenti e pertinenti; avere sempre la cosa giusta da dire al momento giusto; saper fare fotografie fantastiche; saper cantare in modo intonato da soli o in gruppo; sapere ballare in modo morbido ed elegante, che so, i balli latinoamericani o le danze irlandesi; sapere le poesie di Neruda o Hikmet a memoria (ma anche quelle di Benedetti o di Saffo o di chi voi preferite); saper parlare correntemente tre-quattro lingue; saper cucinare, magari anche piatti di paesi diversi; aver viaggiato in vari paesi o aver abitato per un po' in alcuni di essi; saper costruire amicizie vere e profonde che durano annieannieanni, coltivare diversi interessi in modo profondo senza trascurarne nessuno; saper scrivere cose interessanti, divertenti, emozionanti; amare la vita e affrontarla ogni giorno con entusiasmo; saper apprezzare i buoni libri e la buona musica e saperne discorrere con garbo.
A volte le personestella hanno 5-6 di queste caratteristiche tutte insieme, a volte anche molte di più, a volte ne hanno una quantità imprecisata anche di quelle che io non ho citato per ignoranza o semplicemente perchè non ci ho pensato.
Queste persone, naturalmente dotate di caratteristiche eccezionali, sono oltremodo affascinanti.
Le si riconosce perchè attirano a sè tante persone, che si innamorano letteralmente di loro, del loro modo di essere, di fare, di agire, di ascoltare e di parlare.
Sono piene di amicizie e di amori nascosti sotto amicizie, e di amicizie che vorrebbero diventare amori.
Ma loro, le persone stella, proprio perchè così eccezionali, e lucentidilucepropria, quasi sempre capita che non possano appartenere a nessuno, se non per un breve periodo. E' che sono troppo, troppo di tutto per tutti e nessuno è alla loro altezza, riesce a stare al loro ritmo o a brillare tanto quanto loro.
A meno che non siano anche loro personestella, ovviamente.
Le personestella, dunque, coltivano amicizie per anni, in modo sincero, ma non possono appartenere a pochi amici, perchè ne hanno sempre di nuovi e gestire quelli accumulati negli anni in modo completo non sempre è facile.
Le persone stella sanno fare promesse convincenti, senza poi riuscire a mantenerle, perchè non ce la fanno mai a stare dietro a tutto quello che viene colpito dalla loro luce.
Ma sanno anche farsi perdonare, ricomparendo di tanto in tanto e lanciando altra luce, sempre più viva e sempre più bella.
Le personestella fanno anche del male, a volte, ma in modo sottile e inconsapevole, abituate come sono ad emanare il loro brillio e a fare felici le persone.
Non è facile incontrare molte personestella sul proprio cammino, durante la vita, per il semplice fatto che non ce ne sono molte in giro.
Io ho avuto la fortuna di incontrarne due, ma una in particolare ha brillato e continua a brillare più dell'altra, che invece è una persona stella non meno valida, ma più sommessa e, oserei dire, nel senso migliore del termine, "provinciale".
So che per questa persona, per quella che "brilla di più", resterò sempre un meteroite marginale, qualcosa che una volta è stato illuminato da lei e poi ha continuato il suo percorso nello spazio per altre vie e altre vite, solo ogni tanto rientrando nella sua luce.
So di valere molto meno di questa persona e di non potermi aspettare niente da lei, perchè non ha neanche il tempo di girarsi a vedere chi ammira la sua luce.
So che i ricordi fanno emozionare molto di più me che questa persona e che, sicuramente, non ritornano in certi periodi nella sua mente con la stessa forza con cui tornano nella mia.

Eppure non posso fare a meno di pensare a questa persona, alla sua luce e al suo essere in generale. A volte arrivo persino a sperare di rivederla, prima o poi, di ascoltare la sua voce "dal vivo" e di abbracciarla forte; arrivo a sperare di avere un gesto, una lettera, un pensiero speciali, solo per un momento, come è stato nel passato; spero addirittura che i ricordi la colpiscano di botto e la spingano a chiamarmi o a parlarmi con le frasi di una canzone.

Questo non perchè mi manchi qualcosa nella mia vita. No.
Questo perchè le personestella brillano talmente forte, che una volta che siete entrati nella loro luce e che la loro luce vi è entrata dentro, è difficile non provarne nostalgia ed è impossibile non portarsi nel cuore un vuoto, un vuoto dolce e tremendo, per tutta la vita.

"Lo qué brilla con luz propria
nadie lo puede apagar
y su brillo puede alcanzar
la oscuridad de otras cosas..."
P. Milanés

Esto es para ti. Y tu bien lo sabes.

...