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martedì 4 luglio 2017

"Ti guardo che mi guardi / non so se salutarti / o fare finta che non sia già tardi..."

Stimato Signore,
Le do del Lei, perché tra noi così abbiamo sempre fatto, per dovere, per convenzione e perché, col senno del poi, questa giusta distanza è indubbiamente la cosa migliore.
Per un po' ci siamo ritrovati a "condividere pensieri, opinioni, scritti, canzoni" e, inutile negarlo, ci trovavamo bene nel farlo.
Poi io mi sono accorta che, probabilmente, avevo travalicato un confine invisibile e che rischiavo di diventare fastidiosa e inopportuna. 
Così Le ho chiesto scusa di questa mia invadenza, scusa per le mie sciocchezze "d'amore o di morte che fossero" (... non ce l'ho fatta a non citar Guccini anche quella volta, e di ciò chiedo venia).
La Sua risposta mi ha quantomeno lasciata basita.
Non pensavo che Lei mi avrebbe mai scritto una cosa del genere, anzi, mi sembrava di essere io quella che era partita in corsa a scambiare mail e messaggi.
Però quello che mi ha lasciata ancora più esterrefatta è stata la Sua fuga.
E sì, caro Signore, la Sua fuga.
Quando ci siamo incrociati con gli sguardi, in mezzo a tutta quella gente, Lei è fuggito.
Andiamo, non mi venga a dire che è stato un caso, che non era voluto.
Lei si è girato a guardare se io ero ancora dietro ai vetri, mi ha visto avvicinarmi all'uscita ed è scappato veloce sotto la pioggia battente, via, correndo.
Una volta salito in auto, ha persino girato ancora la testa per vedere dove ero io, anziché guardare avanti, come era naturale fare.
Doveva stare tranquillo.
Al massimo sarei venuta a stringerLe la mano e augurarLe buone vacanze, come ho fatto con tante persone presenti in quel luogo. 
Nulla più. 
Non L'avrei rincorsa, non L'avrei disturbata, non L'avrei turbata oltre.
Quello che mi chiedo adesso è: da chi o da cosa Lei scappava?
Da me? Dalla situazione? Da se stesso?
In fondo non mi serve saperlo, anzi, direi proprio che è meglio, per l'economia delle cose, che io proprio non lo sappia.
Va bene così.
Facciamo finta di niente e, quando le circostanze ci costringeranno a parlarci, sforziamoci di essere gli adulti che ci rifiutiamo di essere (cosa che, in fondo, lo sappiamo bene entrambi, ci fa sentire vivi), almeno per quel quarto d'ora, quella mezz'ora, quell'ora che ci viene richiesta.
Poi ognuno potrà tirare fuori dalle tasche i suoi eventuali turbamenti, guardarli, rifletterci, sezionarli, affezionarcisi, buttarli o rimetterli via, ma con la coscienza di aver fatto del suo meglio per evitare di farsi e fare troppo male.




giovedì 26 maggio 2011

Gli uomini amano essere ascoltati #2

La riprova che gli uomini amano essere ascoltati?
Beh, dopo aver sentito questa non avrete più dubbi.
Io l'adoro.

Gli uomini amano essere ascoltati

Penso che sia ormai fuor di dubbio.
Gli uomini amano essere ascoltati.
Se vuoi minimamente pensare di conquistare un uomo devi essere disposta ad ascoltarlo.
Ma anche se vuoi "solo" diventare sua amica...
Devi ascoltarlo.
Ma non quando TU gli chiedi come va o come sta. No, troppo semplice.
NON quando gli chiedi come è andata quella certa cosa a cui teneva o se sul lavoro continuano a farlo imbestialire.
No.
Quando vuole lui e quando gli gira.
Cioè, per esempio, mentre tu sei a fare la spesa e quasi alla cassa.
Ti chiama per dirti che la ragazza uscirà un'altra volta con le amiche e lui non sa cosa fare.
E tu sei lì che riempi i sacchetti e tieni praticamente il telefono sotto il mento e parli alla cassiera e rifiuti i punti omaggio (che ti servivano a riempire la schedina cazzo!) e gli raccomandi di stare calmo che le donne hanno bisogno dei loro spazi e non è per forza una crisi.
Oppure mentre stai lavorando ad una cosa che richiede concentrazione e lui ti dice che ti deve parlare assolutamente dell'ultimo film che ha visto, perchè richiede la tua indispensabile e indifferibile opinione.
Oppure ancora, dopo che hai incastrato tutte le cose della tua giornata e hai i minuti contati, e lui te lo sei tolto dalla testa per il semplice fatto che è un lusso farcelo entrare, ecco che ti chiama per offrirti un caffè e una montagna di discorsi sul suo lavoro.
Se però vuoi conquistarlo davvero, come amica o come "altro", mostrati assolutamente affascinata al suo interesse principale che sia esso il lavoro, lo sport, la politica o la produzione del vino nella Francia del Sud.
Fondamentalmente, è bene saperlo, di quello che dici tu a lui frega poco.
Delle tue tette o del tuo culo di più, beninteso.
Ma se tu lo segui nei suo discorsi, e ti mostri interessata e (sommo suo gaudio!) fai domande...beh, basta: arriva quasi ad adorarti.
O, per lo meno, per qualche minuto smette di guardarti le tette.
Ti parla ininterrotamente dell'ultimo corso di aggiornamento fatto sul lavoro, delle previsioni di spesa, delle ultime elezioni amministrative illustrandoti dati e percentuali anche del più piccolo paesino delle Murge, addirittura del rifacimento dei cessi di uno spogliatoio...e tu ascolti, annuisci, sorridi, fai qualche domanda - anche non intelligente - e paghi dazio per avere la sua considerazione.
Da lì le strade sono varie. A me ne vengono in mente alcune...
O instauri una serena e proficua amicizia, per cui andrete avanti per anni e lui imparerà ad ascoltare te, e anche bene, e imparerà a dialogare, a non fare solo monologhi e a consolarti quando piangi.
O instauri una relazione amorosa che si basa - anche - su un dialogo profondo (come quello illustrato nel punto appena qui sopra).
O instauri una relazione sessuale che vada al di là del dialogo, ma che comunque ti costringe, almeno nei primi mesi, ad ascoltarlo magari quando vorresti mangiarti pane e nutella dopo aver fatto del gran bel sesso.
O ti rompi talmente le palle che non provi nemmeno a instaurare una simil base di amicizia, perchè ti vedi già a dare e dare e dare e non avere niente in cambio; allora, a poco a poco, sparisci anche alle feste comandate.
O - senza false ipocrisie - gli dici apertamente che è molto bello che ti guardi le tette e che anche a te interessa molto il suo culo e che è quindi inutile, per l'economia delle cose, che tu lo stia ad ascoltare per ore, ma che sarebbe più proficuo per entrambi se si trovasse in un tempo ragionevole un posto dove concludere con i crismi del caso.
L'ultima ipotesi mi sembra alquanto fantascientifica.
Però potrebbe essere un'ottima soluzione, considerato che sono le 10 di sera e devi ancora lavare i piatti, portare fuori la spazzatura, riordinare i giochi dei figli e prepararti i vestiti per domani.
Non trovi?