venerdì 8 gennaio 2010

Minimo omaggio a una goccia di splendore

Stasera vado a sentire De Andrè. O, meglio, vado a sentire alcuni cantanti che interpretano De Andrè. Sì, perchè lui, il Faber, mica l'ho mai visto dal vivo.
Ho avuto un'unica preziosissima occasione per farlo e l'ho sprecata per correre dietro a un gruppo di idioti che una volta facevano un po' di musica decente, ora no.
E questo è uno dei grandi rimorsi della mia vita. Avrei potuto vederlo, almeno una volta, una volta sola, invece sono riuscita a negarmi questa "goccia di splendore".
E poco dopo Faber se n'è andato un po' così, a tradimento.
Ricordo che tornavo da una Cuba assolata e piena di musica, pur nella sua disperazione, musica che si sentiva ad ogni angolo. Una Cuba che a Faber sarebbe piaciuta, perchè ne avrebbe avute di storie minime e incredibili da raccontare, in una società a dir poco assurda e allo stesso tempo fantastica, poverissima, ingannata e sotto dittatura, ma stupenda per la sua forza d'animo e la sua solarità.
Tornavo nella solita Italia, un'Italia fredda, grigia e spenta, piena di falsità e orrori, e del tutto silenziosa nelle sue strade.
E di colpo il mondo si è fatto ancora più silenzioso.
Ricordo una rabbia, una rabbia sorda che mi ha preso e di aver risposto male a qualcuno che al lavoro commentava in corridoio la mia faccia scura. Credo che veramente a pochi lì dentro, nella mia scuola, quel giorno fregasse che era morto Fabrizio. Ma a me sì, fregava molto. Era un altro pezzo di Italia vera, incazzata, critica, bislacca, salace e sagace che se ne andava. E di lì a poco, immaginavo - e immaginavo bene - di Fabrizio sarebbero state fatti santini e su di lui si sarebbero sprecati i sermoni.
Incredibile paroliere, musicista geniale e fecondo, eblaeblaebla e tutti a lodarlo post mortem.
Ovviamente, perchè di lodarlo in vita, piccola italia borghese, non ti saresti mai azzardata: lui ti faceva paura con il suo sarcasmo e la sua ironia e con la sua voglia perenne di tirar su la coperta e scoprire le magagne del tuo brutto culo.
Ma dopo la morte era bravo, buono e bello, un patrimonio nazionale da difendere e valorizzare.
Da lì in poi si sono sprecati i tributi a Fabrizio, le lodi, gli omaggi.
Ma chi lo ha amato veramente ha continuato ad amarlo in silenzio, con i suoi cd messi in sottofondo o andando a sentire le sue canzoni in circoli e locali piccoli e affettuosi o ancora suonandole piano con la chitarra in un garage con un amico.
E questo, secondo me, è stato e sarà sempre il miglior modo di ricordare Fabrizio.
Perchè lui era lontano dallo scintillio del mondo attuale, fatto di lustrini e di poca sostanza, era più vicino ai marciapiedi, al basso, alla merda, perchè sapeva che da quel basso possono nascere grandi cose, come lui stesso, impareggiabilmente, ha cantato:
"...dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fiori..."

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