Stasera ho fatto una telefonata che mi girava in testa da tempo di fare, ma non avevo la voglia, il coraggio, il tempo, l'alibi di fare. Stasera l'ho fatta e ho trovato una segreteria telefonica. Ho lasciato il mio bravo messaggio, più sul faceto che sul serio, sdrammatizzando prima di tutto con me stessa. Poi ho messo giù. Stavo uscendo, ero in macchina e di lì a poco avrei incontrato delle persone. Ho ripensato al fatto che nel messaggio che avevo lasciato, avevo detto che ci saremmo sentiti un'altra sera, un'altra volta...no, perchè non volevo che la persona in questione richiamasse stasera, stavo uscendo, per l'appunto, e volevo parlarle con tranquillità, non tra una chiacchiera e l'altra. Poi, improvvisamente, mi sono resa conto di una cosa: nel presentarmi, nel messaggio lasciato, non ho detto il mio nome. Mi sono presentata con un appellativo. Un appellativo particolare, utilizzato da questa persona e basta. E questo mi ha fatto riflettere. A volte pensi che certi legami siano più sottili e leggeri. Saltuari.
Invece, appena ci rimetti mano, ti tornano addosso e ti impregnano di nuovo come se non li avessi mai lasciati, come se li avessi coltivati piano piano, giorno per giorno, tanto che vecchie consuetudini, come quella dell'appellativo, ti tornano in automatico. Ti tornano e ti suonano intime, personali, una nicchia in cui cullarti e consolarti e scaldarti e coccolarti.
E allora, inevitabilmente, ti chiedi come sarebbe stato se quel rapporto, anzichè lasciarlo diventare saltuario, l'avessi davvero coltivato giorno per giorno, momento per momento, con cura e attenzione.
Come sarebbe adesso la nicchia?
Ma, soprattutto, dove?
E con chi?
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