Silenzio è un'unica parola, ma, come molte altre, ha molti diversi significati.
C'è il silenzio della neve, di quando tutto è ovattato e non si sentono i soliti rumori e il silenzio della nebbia, dove tutto sembra scomparire, anche se piano piano poi riemerge ed è, dunque, un silenzio effimero.
C'è il silenzio degli esami, di quando c'è una verifica o un'interrogazione e qualcuno si sta concentrando o non sa la risposta, ed è un silenzio di tensione, di concentrazione, talvolta di panico e disperazione.
C'è il silenzio della scuola quando i bambini devono ancora arrivare, ed è bellissimo stare seduti alla cattedra a immaginare i loro visi e le loro parole che stanno per invaderti la mente. E c'è il silenzio della scuola quando i bambini sono usciti, che è più triste, ma solo un poco, perchè in quella giornata tanto si è fatto e vissuto e detto e cantato e pianto e riso che sembra giusto riposare fino al giorno dopo.
C'è il silenzio della morte, quello sì pieno di disperazione vera, e l'attimo di silenzio che viene prima del primo vagito della vita, pieno di gioia e aspettativa.
C'è il silenzio della tranquillità, di una casa in montagna dove non arrivano auto e solo poche persone a piedi, dove poco prima del tramonto tutto è pace. Oppure quello della casa di sera, quando i bambini sono a nanna e la televisione è spenta e ci si guarda sospirando e sorridendo di tenerezza, perchè le orecchie sono vuote di parole e storie e versetti e cartoni animati, ma si sa che domani si riempiranno di nuovo.
C'è il silenzio dell'amore, di quando si fa l'amore talmente presi e compresi che non esiste nemmeno la minima parola e quello dell'amore che si guarda e si capisce senza bisogno di voce.
C'è il silenzio della musica, di quello stacco tra due canzoni o di quella pausa in una canzone che rendono il tutto più godibile. C'è il silenzio della scrittura: quella riga lasciata vuota o quella pagina bianca che servono a far tirare il fiato nella storia e, a volte, a cambiare capitolo o argomento. O ancora quello dei film: il nero che lascia immaginare o l'immagine senza parole e suoni che crea forte emozione.
C'è persino il silenzio della cucina, di quando è tutto cotto, tutto pronto, tutto in attesa di essere servito e mangiato e chi ha cucinato guarda la sua opera con soddisfazione.
C'è anche il silenzio dell'attesa, di quando si aspetta qualcosa che dovrebbe venire ma non ce n'è traccia, non arriva, non torna e allora uno squillo, il trillo di un messaggino o il motorino del postino sembrano spezzare l'ansia e risollevare le sorti del mondo. C'è invece il silenzio dell'attesa di una notizia che non si vorrebbe arrivasse mai e allora tutti i suoni fanno sobbalzare, perchè non si vorrebbe sentirne alcuno.
C'è infine il silenzio delle cose perdute, di quelle che non tornano e parlano nascoste nell'angolo dove risiedono i ricordi, ma, purtroppo, non vanno oltre le stanze del cuore, nel mondo "di fuori", dove invece si avrebbe tanto bisogno di sentirle.
In queste giornate nella mia vita c'è silenzio.
Eccome.
venerdì 4 dicembre 2009
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Posso fingere che sia Facebook e spuntare l'opzione "mi piace"? Poi, taccio.
RispondiEliminaGrazie.
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