domenica 28 gennaio 2018

Per quanto voi vi crediate assolti...


Ok, ho fatto amicizia con un uomo. E allora?
Mi ascolta, ride con me, ride di me, mi critica, non me ne fa passare una, mi vuole bene, mi consola, discute con me di libri, film, idee.
Ho altri amici maschi che fanno (o dovrei dire "facevano"?) da sempre la stessa cosa.
Certo, se fosse una donna, nessuno avrebbe niente da dire, forse tutti si chiederebbero perché parlo spesso di quella nuova amica e del perché la vado a cercare, non darebbero per scontata la risposta.
Forse prima di insinuare, far battute, congetturare, si chiederebbero cosa magari potrebbero aver mancato nei miei confronti.
E anche se le vostre insinuazioni fossero vere, a questo punto, visto il deserto che mi avete - in pratica - fatto attorno, sarebbero comunque solo tutti fatti miei. E, visto che ultimamente siete stati tutti bravissimi a farvi i fatti vostri, avete la mia benedizione: continuate pure su quella strada.

Chi viene lasciato solo coi suoi pensieri, magari cerca solo un cervello con cui condividerli.
"E se credete ora
che tutto sia come prima 
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti."


E chiedo perdono a Faber 
di aver fatto virare una delle sue canzoni politiche per eccellenza 
in una canzone personale, ma mi serve in questo momento. 
So che mi scuserà.



192minutidiemozioni

Qualche sera fa sono stata al cinema a vedere il film sulla vita di Fabrizio De Andrè.
Premetto che partivo molto prevenuta, per l'amore che, da sempre, porto nel cuore per le canzoni di Faber e per la sua figura.
E invece ho trovato ad accogliermi un lungometraggio (davvero lungo: 192 minuti!) pieno di...tutto.
Ho avuto per tutto il tempo il cuore in gola e lo stomaco sottosopra.
La fotografia è notevole, Marinelli (che interpreta Faber) davvero bravo e la colonna sonora, come prevedibile, devastante a livello emotivo.
Il mio cervello e il mio cuore hanno gioito come sempre davanti all'arte umana, quand'essa tocca le mie corde più profonde.




"Passa il tempo sopra il tempo 
ma non devi aver paura
 sembra correre come il vento 
però il tempo non ha premura..."




sabato 27 gennaio 2018

Pochi splendidi versi


"Persa per molto, persa per poco
 presa sul serio, presa per gioco
 non c'è stato molto da dire o da pensare
 la fortuna sorrideva
 come uno stagno a primavera,
 spettinata da tutti i venti della sera.

 E adesso aspetterò domani
 per avere nostalgia
 signora libertà, signorina anarchia,
 così preziosa come il vino,
 così gratis come la tristezza,
 con la tua nuvola di dubbi e di bellezza."


Questa mattina mi sento così.
Ed è un gran bel sentirsi, senza dubbio.




Grazie a ILF, 
per essere un grossopuffobrontolone 
intransigente e - a tratti - insopportabile.
E grazie a Faber, 
naturalmente, 
perchè l'immortalità dei suoi versi 
è sempre devastazione buona dell'anima.


martedì 23 gennaio 2018

A che pro?

Per l'appunto.
Riflettiamoci...


venerdì 19 gennaio 2018

Il cosapenseràpenseràquellapersonaadesso

Io che mi dico: "Sono tranquilla, le cosa vanno come devono andare."
E sono tranquilla e serena davvero.
Per parecchie ore.
Poi, però, si insinua il dubbio.
Perché gestire una cosa (quasi) nuova è più complicato di quello che immagini.
"Ci sono nuvole in certe camere
 e meno ombrelli di quel che pensi".
Non è che sia complicato in sé, lo è nella mia testa.
Nella mia testa c'è sempre il cosafaccioadesso, il cosadicoadesso e, soprattutto, il cosapenseràquellapersonaadesso.
Il cosapenseràquellapersona adesso mi frega, sempre e comunque.

Ho 46 anni e dovrei sapere, ormai, che, nel senso comune:
- qualche volta bisogna infischiarsene di cosapenseràquellapersonaadesso;
- si sopravvive benissimo anche senza sapere cosapenseràquellapersonaadesso;
- si può agire a prescindere da cosapenseràquellapersonaadesso;

Questo, però, vale per la gente in generale.
Per me, soprattutto se a quella persona ci tengo, vale:
- preoccuparsi di aver perso una parte di stima nel cosapenseràquellapersonaadesso;
- viceversa, preoccuparsi che il cosapenseràquellapersonaadesso porti ad avere aspettative troppo alte nei miei confronti, io che rivendico la mia cercata immaturità in certi momenti;
- preoccuparsi di aver rispetto della persona che ho davanti e che il cosapenseràquellapersonaadesso in qualche modo la faccia stare male, soffrire, rimanere delusa;
- conseguentemente agire e camminare sulle uova andando per pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni in base a quello che io credo sia il cosapenseràquellapersonaadesso.

Però in 46 anni di vita una cosa l'ho imparata.
Quando mi assale il loop del cosapenseràquellapersonaadesso posso fare una cosa, che ancora mi costa molto cara sia mentre penso di farla che mentre la faccio, ma che è l'unica cosa sensata e utile da fare: chiedere a quella persona che cosa pensa DAVVERO adesso.
E ho imparato anche che prima trovo e metto in ordine le parole per chiederlo e prima lo faccio, meglio sto.
Perché, qualunque sia la risposta che otterrò (maggior disistima, maggior stima, possibile mancanza di rispetto o conferma di percezione di rispetto da parte dell'altra persona) mi porterà a sapere come agire più avanti senza pre-giudizi, pre-supposti e pre-visioni inutili e angoscianti.

Oggi ho preso in mano il telefono e ho fatto questa cosa per me stessa: ho chiarito ad una persona che cosa penso io e ho saputo checosapensaadesso.

Ora sto bene: ho rimesso in ordine cose, azioni, parole e sorrisi. Soprattutto i sorrisi.


giovedì 18 gennaio 2018

Prescrizione per una notte insonne

Dolce deflagrazione [semi-] silenziosa a rilascio lento.


Piccola filosofia del buonumore

"La digestione è collegata ai sentimenti"
e un milione di fragorose risate sotto un quadrato di stelle perfette, meteore inventate ed aerei improvvisi.

domenica 14 gennaio 2018

Discorso eretico sulla (mia) stupidità.

Ricevo in privato e volentieri (del tutto narcisisticamente) rendo pubblico:

NonnaBenassi:
“  'Ci vuole scienza, ci vuol costanza
ad invecchiare senza maturità...' *
Io ce le metto tutte, sia la scienza, sia la costanza, ad invecchiare senza maturità.
Forse, per questo, a volte passo per stupida.
Scusa, in questo momento sono caustica."

ILF: 
"La stupidità credo sia mancanza di senno, di intelligenza, di saggezza nel fare le cose senza considerarne le conseguenze.
Le persone come te se passano per stupide lo fanno con coscienza, con atto voluto. 
Le persone come te non sono stupide, fanno credere di esserlo e si burlano dell'arroganza di giudizio altrui. 
Infatti ce le metti tutte per goderti una sana immaturità, o almeno così mi pare. 
È una cosa bella!"

[*ancora una volta grazie a Francesco Guccini
E, naturalmente, grazie a ILF]

Segnali di vecchiaia imminente

#1 Mio figlio fuori il sabato sera per un cinema e un hamburger con gli amici. Io a casa a guardare un film per bambini con sua sorella.

#2 Vado in biblioteca. Due volontari di poco più di vent'anni guardano il titolo dell'ultimo libro di Recami, che ho preso in prestito, per registrarlo. Leggono:"L'errore di Plàtini", letto come si fosse "plàtino". Percepisco in pieno il gap generazionale: non hanno idea di chi sia Michel Platini.

#3 Un amico mi scrive a mezzanotte: "Sono ad un concerto punk. Ma di punk non c'è né attitudine, né suono. Ed io sono vecchio". Ha 7 anni meno di me.



Stamattina mi sono svegliata con 10 capelli bianchi in più.


venerdì 12 gennaio 2018

Non di sola pancia vive la donna

Non di sola pancia vive la donna.
Vive di sorrisi, di baci e di abbracci dei figli, se ne ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci del compagno, se lo ha.
Vive di sorrisi, di baci, di abbracci dell'amante, se lo ha.

Vive di idee, di chiacchiere, di racconti.
Vive di notti passate a pensare.
Vive di storie lette e poi immaginate.
Vive di telefonate con gli amici e di messaggi e di rimproveri e di complimenti e di risate e di pacche sulle spalle.
Vive del suo lavoro, se le piace, e degli scambi coi colleghi.
Vive di ricordi e foto e oggetti da tenere in un canto.
Vive di scritti, di ironia, di parole pesate, di metafore, di analogie sul filo del sì e del no.
Vive di paesaggi, di viaggi, di cieli e di mari, di cammini e di corse.
Vive di note, melodie, canzoni, rime e poesie.

Vive "di pancia" e "di cuore" e "di sesso".
Ma vive anche, e soprattutto, di mente.
E se la mente non è viva, il resto è, nel migliore dei casi, vissuto e non vivo e, nel peggiore dei casi, morto.

[All'amico eNdRiU, che mi vuole talmente tanto bene e ha sempre tanto timore per il mio destino che, qualche volta, non capisce che io cerco il nuovo nelle persone, il nuovo nel cervello, non per forza nella pancia. Caro Amico, ricordati che cercavo il nuovo anche quando ho fatto amicizia con te. Amicizia. E basta. Anche io ti voglio tanto bene. Persempretua, CyraNonna]


domenica 7 gennaio 2018

Molla, lascia andare

E' successo che a fine agosto la mia spalla destra abbia cominciato ad esprimersi con fitte lancinanti.
E' successo che io abbia visto un'osteopata, dopo abbia fatto un'ecografia, in seguito abbia fatto tecarterapia e fisioterapia ed infine abbia fatto una radiografia e una risonanza.
E' successo che io sia in attesa di essere chiamata dall'ospedale, perché ho un  bel buco in un tendine e debba essere operata, con conseguente immobilità per tre settimane, "importante" fisioterapia per i mesi successivi ed impossibilità di andare a lavorare.

Ok, fatto salvo che la fase "incazzata come una iena" sia abbastanza superata (anche grazie a quanto dirò dopo), il punto non è l'operazione e neanche la fisioterapia che dovrò fare.
Il punto è che, in tutto questo, ho conosciuto una persona che reputo molto intelligente, ironica, dissacrante, lungimirante e profonda e che questo incontro abbia migliorato la mia vita. 
No, non è un accidenti di discorso new age il mio, ma puro dato di fatto, molto pratico, che ora vado a spiegare.
Una piccola premessa: ormai va di moda, negli strafighi blog di mamme, chiamare il pediatra "peddy" e il ginecologo "gine", beh, allora il mio uomo speciale fatemelo chiamare "fisio", che fa senz'altro meno trendy e più birreria, ma va benissimo così, conoscendo, ormai un po', il tipo.
Ho fatto con lui alcune sedute di tercaterapia e molte più sedute di fisioterapia, prima di scoprire che il destino del mio tendine fosse segnato.
Ho fatto con lui lunghe chiacchierate di 45 minuti.
Ho fatto con lui grasse risate, tanto da dover abbassare il tono per non impressionare chi aspettava fuori.
Ho fatto con lui pessime e ottime battute.
Ho fatto con lui sorrisi, urla di dolore e detto imprecazioni (neanche troppo a bassa voce).
E tutto questo - urla di dolore a parte - è stato proprio simpatico.

Però, cosa fondamentale, con lui ho imparato.
Ho imparato a stare zitta, ascoltare ed eseguire o anche solo ascoltare e basta; e questo, come sa bene chi mi conosce, per me è molto, molto, molto difficile.
Ho imparato ad ascoltarmi, ad ascoltare il mio corpo ed era tanto che non lo facevo, troppo, troppo tempo.
Ho imparato a prendermi cura di me ed anche questa era una cosa che che - mi dicevo - non avevo da tanto il tempo di fare.
Ho imparato a rilassarmi, a prendermi degli spazi, dei tempi, dei respiri e mandare affanculo mentalmente la casa, le pulizie, il lavoro, il telefono, le mail e, diciamocelo, pure un pochino il marito e un briciolo i figli.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare. Ho semplicemente preso in parola quello che il fisio mi continuava a ripetere, mobilizzando la mia spalla disastrata.
Dopo poche volte che mi conosceva, infatti, mi ha detto: "Sei una donna con i pantaloni. Adesso basta, MOLLA, molla un po'. Lascia andare."
E così, piano piano, ho iniziato a ripetermelo: molla, lascia andare, non cercare di controllare sempre tutto, non guardare l'orologio ogni due minuti e non pensare di riuscire a fare sempre tutto e a farlo secondo i tuoi canoni di perfezione.
E così ho riportato questo in tanti aspetti della mia vita, a cominciare dal fatto che una sera ho preso mio marito a brutto muso e gli ho sparato in faccia tutto ciò che serviva sparare, per aver i miei spazi  e tempi per mollare, per lasciare andare; sono spazi e tempi che lo coinvolgono direttamente e che, quindi, dovevo per forza rivendicare come miei.
Ho continuato lasciando andare diverse cose, piccole, ma quotidiane e insistenti, fuori e dentro la mia testa.
Ho cominciato a dormire meglio, a sorridere di più, a essere più serena e tranquilla.
Mi sono persino permessa di iniziare a scrivere, via whatsapp, battute al mio fisio e un giorno gli ho proposto di prenderci un caffè; ovviamente, la prima persona che ho chiamato quando ho saputo dell'operazione non sono stati i miei amici "storici", ma è stato lui, perché avrebbe capito la mia rabbia e la mia frustrazione - in quel momento - meglio di tanti altri.
Insomma, non oso dire che ora siamo amici, ma penso che siamo sulla buona strada.

Adesso arrivo a pensare che l'operazione che farò, che non è nulla di grave, solo un inevitabile fastidio, l'immobilità e la terapia che ne seguiranno, forse non sono altro che un ulteriore modo per mollare, per lasciare andare.
Mollare il lavoro,vedere film, leggere libri accumulati sul comodino, fare passeggiate, telefonare a persone che ho voglia di sentire, guardare fuori dalla finestra, aspettare i miei figli quando tornano da scuola, stare sul divano col mio gatto.
Incredibile per me ammettere che - forse - il lavoro non mi mancherà così tanto.
Ho imparato a mollare, a lasciare andare.
Non a fregarmene, quello mai, non è fregandosene che si vive fino in fondo.
Ma lasciar andare quando si deve, quello sì, quello fa vivere più intensamente.
Mi ci è voluto il mio Fisio speciale a farmelo capire e un sacco di tempo della mia vita.
Tanto tempo.
Troppo tempo.

Ma ho imparato.
Molla, lascia andare.
Lascio andare.
E sorrido.