venerdì 15 novembre 2013

Aria, guariremo il tempo con l'aria.

Dopo due anni e mezzo Nonna Benassi riprende vita.
Perchè?
Perchè mi va.



 Vedrai puoi ricominciare se tornerai
Vedrai sulle schegge del passato camminerai
Vedrai le tue stanze chiuse le riaprirai
Saprai dove l’alba si è spezzata arriverai

Buona aria.

lunedì 6 giugno 2011

Libropatica

Che io sia metereopatica è fuor di dubbio.
Se mi sveglio la mattina e vedo piovere già mi girano a sufficienza.
Se poi il cielo non accenna ad aprirsi, il mio umore peggiora nella giornata. Quello che mi salva è lavorare con dei bambini, cosa che mi impedisce di grugnire a mio piacimento, ma mi costringe ad essere quantomeno gentile e sorridente, il giusto per non sentirmi una merda.
Il che non mi proibisce, però, di essere particolarmente ironica o addirittura caustica con i colleghi che se lo meritano...

Ma quello che mi preoccupa di più è che mi sono accorta che, oltre ad essere metereopatica, sono anche "libropatica".
In che senso?
Ci sono tre casi:
1- Per un motivo o per un altro non ho un libro per le mani da leggere. Ne ho appena finito uno o ne ho in mano uno che non mi convince e non leggo. Allora divento, in certi momenti, inconcludente, smarrita, come svuotata. Fatico a fare le cose, mi sento un po' troppo vaga. In pratica affronto alcuni momenti in modo superficiale. Il tutto perchè il mio cervello non ha un degno compagno di libertà da afferrare.
2- Sto leggendo un libro che non mi piace. Ipotesi peggiore. Qui siamo nei guai. Dopo aver lavorato tutto il giorno, aver curato casamaritofigli mi ritrovo tra le mani qualcosa che mi annoia, mi disturba o perfino mi irrita. Lì divento una belva. Non mi si può parlare e sono quasi intrattabile. E' possibile che uno debba lavorare tutto il giorno e poi non avere nemmeno la consolazione di un bel libro? In tal caso mi butto sul divano sperando in un film che racconti una storia accattivante, non importa se felice o triste, spensierata o emozionante, basta che sia una bella storia. Se non lo trovo, la serata si preannuncia a dir poco penosa.
3- Sto leggendo un libro che mi piace. Allora tutto si fa più violetto. Mi sveglio la mattina con il ricordo di quello che ho letto la sera. Durante il giorno penso a come andrà avanti la storia, mi chiedo cosa penseranno i personaggi davanti ad una certa situazione, o a cosa farebbe quel protagonista al posto mio. E poi la sera, con tutta la giornata stancante alle spalle, con il mio cioccolato/dolcino/theallamenta/bibitafresca mi siedo o mi sdraio e leggo con somma goduria.

Se all'ultima eventualità aggiungiamo una giornata di sole splendente e un tramonto classicamente infuocato, beh, avremo un umore a dir poco perfetto.

Ma se fuori piove, c'è nebbia, fa freddo e il libro che sto leggendo fa davvero schifo, beh, sicuramente dominerà un umore a dir poco di merda.

Se qualcuno di voi dovesse incontrarmi o scrivermi in un giorno di cattivo tempo, faccia a se stesso il favore di chiedermi cosa sto leggendo.
E' meglio...

mercoledì 1 giugno 2011

Come stai?

Se stasera mi chiedessero: "Come stai?" la risposta a caldo potrebbe essere:"Come un'imbecille, grazie".
E' che a volte il mio senso della lealtà mi impedisce di essere stronza.
Ed essere stronza servirebbe a vivere meglio, come fanno in tanti, con l'aggiunta di un briciolo in più di considerazione di me stessa, di amor proprio e di stupida, stupidissima felicità.

Viva

Per me.

giovedì 26 maggio 2011

Gli uomini amano essere ascoltati #2

La riprova che gli uomini amano essere ascoltati?
Beh, dopo aver sentito questa non avrete più dubbi.
Io l'adoro.

Gli uomini amano essere ascoltati

Penso che sia ormai fuor di dubbio.
Gli uomini amano essere ascoltati.
Se vuoi minimamente pensare di conquistare un uomo devi essere disposta ad ascoltarlo.
Ma anche se vuoi "solo" diventare sua amica...
Devi ascoltarlo.
Ma non quando TU gli chiedi come va o come sta. No, troppo semplice.
NON quando gli chiedi come è andata quella certa cosa a cui teneva o se sul lavoro continuano a farlo imbestialire.
No.
Quando vuole lui e quando gli gira.
Cioè, per esempio, mentre tu sei a fare la spesa e quasi alla cassa.
Ti chiama per dirti che la ragazza uscirà un'altra volta con le amiche e lui non sa cosa fare.
E tu sei lì che riempi i sacchetti e tieni praticamente il telefono sotto il mento e parli alla cassiera e rifiuti i punti omaggio (che ti servivano a riempire la schedina cazzo!) e gli raccomandi di stare calmo che le donne hanno bisogno dei loro spazi e non è per forza una crisi.
Oppure mentre stai lavorando ad una cosa che richiede concentrazione e lui ti dice che ti deve parlare assolutamente dell'ultimo film che ha visto, perchè richiede la tua indispensabile e indifferibile opinione.
Oppure ancora, dopo che hai incastrato tutte le cose della tua giornata e hai i minuti contati, e lui te lo sei tolto dalla testa per il semplice fatto che è un lusso farcelo entrare, ecco che ti chiama per offrirti un caffè e una montagna di discorsi sul suo lavoro.
Se però vuoi conquistarlo davvero, come amica o come "altro", mostrati assolutamente affascinata al suo interesse principale che sia esso il lavoro, lo sport, la politica o la produzione del vino nella Francia del Sud.
Fondamentalmente, è bene saperlo, di quello che dici tu a lui frega poco.
Delle tue tette o del tuo culo di più, beninteso.
Ma se tu lo segui nei suo discorsi, e ti mostri interessata e (sommo suo gaudio!) fai domande...beh, basta: arriva quasi ad adorarti.
O, per lo meno, per qualche minuto smette di guardarti le tette.
Ti parla ininterrotamente dell'ultimo corso di aggiornamento fatto sul lavoro, delle previsioni di spesa, delle ultime elezioni amministrative illustrandoti dati e percentuali anche del più piccolo paesino delle Murge, addirittura del rifacimento dei cessi di uno spogliatoio...e tu ascolti, annuisci, sorridi, fai qualche domanda - anche non intelligente - e paghi dazio per avere la sua considerazione.
Da lì le strade sono varie. A me ne vengono in mente alcune...
O instauri una serena e proficua amicizia, per cui andrete avanti per anni e lui imparerà ad ascoltare te, e anche bene, e imparerà a dialogare, a non fare solo monologhi e a consolarti quando piangi.
O instauri una relazione amorosa che si basa - anche - su un dialogo profondo (come quello illustrato nel punto appena qui sopra).
O instauri una relazione sessuale che vada al di là del dialogo, ma che comunque ti costringe, almeno nei primi mesi, ad ascoltarlo magari quando vorresti mangiarti pane e nutella dopo aver fatto del gran bel sesso.
O ti rompi talmente le palle che non provi nemmeno a instaurare una simil base di amicizia, perchè ti vedi già a dare e dare e dare e non avere niente in cambio; allora, a poco a poco, sparisci anche alle feste comandate.
O - senza false ipocrisie - gli dici apertamente che è molto bello che ti guardi le tette e che anche a te interessa molto il suo culo e che è quindi inutile, per l'economia delle cose, che tu lo stia ad ascoltare per ore, ma che sarebbe più proficuo per entrambi se si trovasse in un tempo ragionevole un posto dove concludere con i crismi del caso.
L'ultima ipotesi mi sembra alquanto fantascientifica.
Però potrebbe essere un'ottima soluzione, considerato che sono le 10 di sera e devi ancora lavare i piatti, portare fuori la spazzatura, riordinare i giochi dei figli e prepararti i vestiti per domani.
Non trovi?

domenica 15 maggio 2011

...che fa tanto di sinistra.

"Ora vado a casa a leggermi un librone, un mattone, un libro pesantissimo. E' "Romanzo inedito" di Marquèz, che in realtà è una serie di racconti pesantissimi. Marquéz è pesante. E' inedito, sai, non lo trovi nemmeno sulla bibliografia di Wikipedia; io l'ho trovato per caso alla Solari. Beh, é pesante davvero, ma io lo leggo perchè fa tanto di sinistra leggere Marquèz.".
All'anima quanto sembra pesante Marquèz!
Hai 26 anni, sei brillante, ironico, fuori di testa e pure fisicamente apprezzabile e di sabato sera ti dedichi a Marquèz solo "perchè fa tanto di sinistra"?
Ascolta me: esci, passeggia in una strada qualsiasi piena di gente e vivici dentro, guardala, ridine, goditela. So che vivi in una città di merda con gente abbastanza di merda, ma, per diamine, goditela lo stesso. Troverai più vita lì fuori che in tutto il Marquèz del mondo. E te lo dice una che Marquèz lo adora e ha cominciato a leggerlo quando tu eri nato da 2-3 anni.
Sarà meno di sinistra, lo so, ma tanto se leggi Marquèz con questi presupposti, è meglio che si impolveri sul tuo comodino e che tu legga il menù di un pub, ti pare?
Devo portarti fuori io a bere una birra? Mi fa stranire, ma non c'è problema. Avrò del tempo per farmi spiegare nei dettagli la teoria che leggere Marquèz "fa tanto di sinistra"...La cosa mi incuriosisce alquanto!

sabato 14 maggio 2011

Ipazia di Alessandria e la mia ignoranza

Devo vedere un film su Sky per scoprire che è esistita, secoli fa, una donna che insegnava agli uomini e che è stata lapidata nei primi secoli del Cristianesimo per la sua libertà intellettuale.
Mi sono sentita ignorante davvero. Tanto.
p.s.
Ora sono a conoscenza di un altro degli innumerevoli danni che i cristiani hanno fatto all'umanità nel corso dei secoli.

domenica 14 novembre 2010

Soledad

Ho passato anni a dedicare il mio tempo alle persone a cui volevo più bene.

In questo periodo, in cui avrei bisogno di una briciola del loro tempo, nessuno ne ha neanche un piccolo milligrammo a disposizione per me.

Mai come oggi mi sono sentita così profondamente, assolutamente e disperatamente sola.

lunedì 15 marzo 2010

Anche

"Anche
se mi sento stanco
non so riposare
nelle mie bugie"

domenica 28 febbraio 2010

Chile

No.
Il Chile no, per favore.
La gente, la mia gente così affabile, aperta, di gran cultura.
La mia gente stupenda così martirizzata.

Concepcion distrutta.
La Moneda con le crepe.
Le coste devastate.
E Isla Negra?
Qualcuno mi sa dare notizie di Isla Negra?
La casa più bella del mondo, con lo scrittoio fatto con una tavola venuta dal mare, le polene, le bottiglie di mille colori, la tomba del Poeta che guarda il mare...
Quella casa che ho sognato di vedere per tanti anni, immaginandola colorata e reale uscire dalla foto in bianco e nero di quel libro di poesie comprato in una bancarella di libri usati una volta.
E che ho visto infine, cercando di non perdermi nemmeno un angolo, di assorbire tutto con gli occhi, di rendere quei momenti eterni nel mio cuore.
Un sogno che si avverava, un grande, meraviglioso sogno sotto i miei occhi.
Ho toccato la tomba del Poeta, l'ho accarezzata, gli ho sorriso e mi sono commossa.

...sarà rimasto qualcosa di tanta poesia, bellezza, ricchezza di vita?

Sto cercando notizie.
Ma tutto ciò che leggo mi fa piangere e basta.

mercoledì 24 febbraio 2010

Senza oneri per lo Stato

Sessant'anni fa, dico sessant'anni fa...

E siamo arrivati al peggio del peggio...

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

giovedì 18 febbraio 2010

Come un pupazzo a molla che esce da una scatola.

Subito ti spaventi.
Poi sorridi, tiri il fiato, ridi.
E pensi: "Che stupido spavento!"

mercoledì 17 febbraio 2010

Verità

Mi hai praticamente cacciata dalla tua casa: ospite inattesa, inopportuna e indesiderata.
Il mio inconscio è molto più saggio del mio conscio.
Lo ascolterò.

Baciami ancora

Ho finalmente visto il film.
E, dopo 10 anni, mi sono riconciliata con me stessa e con i miei quasi 40.
E' stata la chiosa finale del mio venire a patti con i miei errori, i miei colpi di testa, i miei sogni vivi e infranti, le mie illusioni e le mie belle realtà.
Una piccola goccia di colore nella rappresentazione di riflessioni su periodi passati; come fosse l'ultima e avesse completato il quadro.

Come la parola "fine" in un trattato su "una certa" me stessa.

martedì 16 febbraio 2010

A mio figlio, al mio meraviglioso figlio

Requiem per una coccinella

Ieri ho mandato il mio bambino a cambiarsi in camera sua, dopo la scuola.
Lui, dopo un po', è tornato al piano di sotto camminando lentamente, e, con voce mesta, mi ha detto "Mamma, guarda, ti ho portato una cosa". Pensavo ne avesse combinata una delle sue e avesse rotto magari qualche gioco a cui teneva. Invece è entrato nel bagno, dove io ero a cambiare la piccola, e, con aria cauta e cerimioniosa, mi ha porto un piattino di ceramica del suo set di cucina con sopra una coccinella.
"Mamma - mi ha detto - ho trovato questa coccinella sul mio tappeto. E' morta".
Ho notato con quanta cura aveva raccolto la coccinella, aveva cercato un piattino e l'aveva adagiata proprio in centro, per portarmela.
"Cosa facciamo adesso?" gli ho chiesto.
"La teniamo" e poi silenzio.
2-3 secondi di silenzio.
E poi un pianto dirotto.
"Perchè piangi, amore, è successo qualcosa a scuola, hai litigato con qualche amico?" (no, perchè quando sono andata a prenderlo era sereno e felice!).
"No, mamma, sono triste per la coccinella. E' morta".
"Lo so, amore, ma gli insettini vivono poco, alcuni pochi giorni, è normale, è così, è la natura..."
Piano piano si è calmato, anche se ha singhiozzato ancora per un po'.
Ma ha voluto tenere la coccinella e adagiarla su una foglia della piantina di primule che tiene in cameretta, vicino al letto.

Quanta invidia per questo bambino che si commuove per la morte di una piccola coccinella, quando noi, ormai, restiamo impassibili anche davanti alle peggiori tragedie.
Quanta dolcezza, quanto amore per le piccole, minuscole cose in lui, e quanta gioia e quanti dolori in esse lui vede.
Quanto è piena, fitta, la sua vita, com'è vissuta "in toto", visto che si riempie ogni giorno di piccoli fantastici stupefacenti particolari.

Resta così bambino, anche da adulto.
Ti auguro di mantenere questo animo da poeta, da sognatore, da osservatore del mondo.
Alla faccia di tutti quelli che ti diranno che i forti vincono, che il successo è la sola cosa che conta, che i soldi sono tutto e che la fama è ciò a cui ognuno di noi dovrebbe aspirare.
Rimani così grande, immenso amore mio.
Trova sempre il tempo di raccogliere una coccinella morta e di dedicarle un pensiero di requiem, perchè la tua vita sarà sempre piena, ricca e profonda e la superficialità del mondo non ti apparterrà.
Io ci proverò a tenerti su questa strada.
Ogni tanto ti ricorderò le tue lacrime di requiem per la coccinella morta, come omaggio alle minuscole cose che ogni giorno la vita ci può regalare e ti farò capire sempre e sempre che quelle lacrime erano buone, non stupide, non inutili, non lagnose, ma un mezzo positivo di comunicazione con il mondo, un tuo modo di dire al mondo "Io a te ci tengo, cerca di tenere anche tu un po'a me".

giovedì 11 febbraio 2010

Rossana

A me piace di più tutta cantata...

"Rossana prima ho sbagliato
perché adesso che ci penso, sono davvero arrabbiato.
Un lavoro come il tuo, un lavoro che non si può scioperare
ma...non è roba per noi e va disertato."

lunedì 8 febbraio 2010

Coda di paglia

Scusa, ho comunicato con te solo per sapere se andava tutto bene, come stavi.
Non è che devi giustificarti di qualcosa per forza.
Altrimenti mi vien da pensare che hai la coda di paglia...

Problemi di mamme

Come già avete letto nel post precedente, a volte le altre mamme mi sconvolgono. Penso di fare anche io a loro lo stesso effetto, ma per motivi diversi...almeno mi auguro!

L'ultima che ho sentito è stata questa...una neo-mamma che mi ha chiesto come fare a togliere le macchie di frutta dai bavaglini. Beh, cara mia, ti svelo un segreto: a meno che tu non sia una massaia perfetta - e IO NON lo sono! - le macchie di frutta non si tolgono.
Allora è successo il dramma! "Non dirmelo!! E adesso?". "Sì, lo so, è scocciante comprare sempre bavaglini nuovi, con quel che costano, ma io quelli macchiati li uso in casa e ne ho alcuni più carini per uscire!".
"NOOOOO, come faccio io adesso che ho macchiato le tutine di Armani che costano 90 euro a tutina??? Anche quelle sono macchiate di frutta!".
Basita.
Sono rimasta basita.
Come si fa a comprare delle tutine firmate a 90 euro l'una a un bambino di 6 mesi che sbava, sputa, muove le mani, si ciuccia le dita mentre mangia la frutta???
Io con 40 euro ho comprato a mia figlia diverse magliette, pantaloni e un paio di maglioncini; certo, non roba firmata e di prima qualità, ma per una bambina che gattona e fa mille esperienze in cui si sporca di continuo, che senso avrebbe comprare cose più costose o di tessuti stra-fighi???
Ma non è finita qui!
Altro problema di questa mamma era stato riuscire a comprare per il suo bambino un certo capo in saldo, perchè quella tal cosa, a prezzo pieno, sarebbe costata 300 euro e, con due stipendi normalissimi, la cosa non era proprio così fattibile, insomma...
Il terzo problema poi era fondamentale: trovare un costume di carnevale! Per un bambino di 6 mesi. Di quella taglia, mi ha spiegato la signora, mica si trovano. E anche questo era un dramma mica da ridere: dove andare a trovarne uno e di qualità? Bello, di un bel tessuto? O da chi farsene cucire uno? Un vestito da cosa, poi? Era veramente una preoccupazione grave quella, a detta della signora!
E allora?
Che bisogno ha un bambino di sei mesi di essere infagottato in un qualche tessutone sinteticissimo sopra la sua bella giaccavento invernale (magari pagata tantissimo!), essendo ancora più scomodo di quanto non sia già per uscire?
Ma forse il problema è un altro. Forse è che i genitori hanno bisogno che il figlio abbia un vestito di carnevale, per sentirsi adeguati come genitori, per mostrare al mondo che loro pensano proprio a tutto, o semplicemente per portarlo in giro e farsi dire "Oh, ma che carino" dalla gente per strada.
Sì, forse è questo il problema: le tutine firmate, i capi da 300 euro, i vestiti di carnevale a tutti i costi, servono a far capire al mondo che questi genitori sono bravi genitori, che a loro importa dei figli, che danno loro le cose migliori. Servono a dimostrare all'esterno che il bambino è curato, anche nei dettagli.
Conosco mamme che comprano ai bambini le cose solo ai supermercati, meglio se in saldo, li mandano in giro senza vestito di carnevale o con vestiti prestati o già usati, e non si sognerebbero mai di sprecare dei soldi per qualcosa di firmato per un bambino. Per tanti, tanti motivi diversi.
E questi bambini vivono bene lo stesso. Perchè hanno comunque la cosa migliore che possono avere: l'amore dei loro genitori.