Soprattutto la provincia profonda.
Quella di quando prendi una statale per sfuggire al caos in autostrada e ti ritrovi a passare vicino a paesi che si chiamano "Ravarino" o "Palata Pepoli" o "Omomorto" e a parcheggiare di fianco ristoranti su canali non ben precisati, dove, sulle tende scolorite, si legge in caratteri consumati "Specialità anguille e rane".
Quella in cui, in ristoranti di questo tipo, usa ancora che non ci sia un menù scritto, ma che sia il cameriere ad elencartelo, che ti dica "c'abbiamo il vino della casa, quello buono!", che sedie e tavoli abbiano dai 30 ai 40 anni suonati.
Quella dei bar anni '70, di cui il "Bar Laica" di Radiofreccia è l'archetipo, dove c'è mezzo paese: i vecchi in pianta stabile, i bambini per le patatine e le cicche, i giovani per sparare cazzate e quelli delle età mezzo per i caffè, le chiacchiere, i pettegolezzi e dove, in una vetrina, fa bella mostra di sè sempre un panino rimasto o una pasta parente stretta della famosa "Luisona" del Benni.
In questi bar puoi trovare prodotti ormai estinti, come marche di gelato sconosciute al grande pubblico o la spuma nera o bianca e un barista o una barista che riesce a farti dire la storia della tua vita in meno di 10 minuti.
In quei luoghi si respira la provincia del matto del paese,l'omino che dà su i nervi a tutti, ma che tutti difenderebbero se un forestiero gli dicesse qualcosa; quella del negozio dove trovi di tutto: dalle ricariche telefoniche al sapone da bucato; quella in cui i personaggi più "famosi" li conoscono tutti e, di solito, in mezzo c'è sempre uno che ha ambizioni da artista, un carabiniere/guardia/ poliziotto, uno che sa fare un po' di tutto e via così.
Quei posti in cui staresti ore ad ascoltare cosa si dice la gente, a guardarla passare, a capire come funzionano le dinamiche del fuoridalmondo.
Questa provincia il Liga l'ha descritta benissimo in "Fuori e dentro il borgo" e ottimamente in Radiofreccia.
Ma ha fatto un bonsai, un condesato, un Bignami di tutto ciò in una delle sue canzoni più geniali.
In quella canzone la provincia la vedi, la tocchi, la annusi intorno ad un bar e i personaggi ci sono tutti, ma proprio tutti; e allora ti viene voglia di chiedere dove sia questo bar, ti viene voglia di entrarci, perchè vuoi giocare a biliardino e far casino con le palline, perchè vuoi sentire passare Rombo, perchè vuoi sorridere davanti alle dita alzate del Cavaliere.
Insomma, vorresti diventare, almeno per un momento, una comparsa in quel piccolo mondo, una figura di quell'affresco perfetto, un protagonista minimo in mezzo a tutto il kitch di quel circo di esseri umani che non sono altro che, in piccolo, un gran pezzo di Italia.
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